Bologna take away
mercoledì, marzo 3rd, 2010
In quella sciagurata eta’ in cui uno invece di godersi la prestanza fisica, le poche preoccupazioni economiche e l’abbondanza di tempo libero inizia, a causa di pressioni esterne, a chiedersi cosa fara’ “dopo”, in quella eta’ il sottoscritto, incapace come sempre di scegliere una cosa scartandone infinite altre, inizio’ col segnarsi cosa NON avrebbe voluto fare.
Una di queste cose era stare alle 7:40 sul primo binario della stazione della cittadina lombarda, in attesa del treno regionale per Milano, perennemente in ritardo di 5-10 minuti, giorno dopo giorno (che non si capiva come mai le FF.SS. non cambiassero l’orario di quei 5-10 minuti). Era il treno dei pendolari con la metropoli, carne da macello di prima qualita’: ingegneri, informatici, tutta robba buona insomma, che nella piccola citta’ di provincia non avrebbe mai trovato un lavoro adeguato. Ecco, ho provato la stessa sensazione venerdi scorso, sempre alle 7:40, sempre alla stazione, sempre sul primo binario e sempre aspettando un treno per Milano (sempre in ritardo di 5-10 minuti), ma stavolta ero in una citta’ come Bologna, con malcelate ambizioni metropolitane. Bancari, ingegneri, giornalisti, giovani e vecchi, con l’aria di chi a quel pendolarismo e’ abituato. Come allora, gente che credeva di studiare per guadagnarsi un posto al sole, e invece il posto era in una carrozza di seconda classe, via dalla casa, dalla famiglia, dagli amici, verso la citta’ assorbente (ma che non assorbe il petrolio del Lambro) che al mattino inspira migliaia di vite e alla sera, come anidride carbonica, le risputa all’origine. Questo il guadagno di una citta’ come Bologna con l’alta velocita’? Diventare il nuovo hinterland, la nuova provincia satellite, con vite d’asporto (e la resa dei vuoti?).






















