Archivio di ‘Le vie della memoria (progetto scolastico)’

Lapide a Giovanna Zangrandi

martedì, agosto 7th, 2012

Giovanna Zangrandi, pseudonimo di Alma Bevilacqua,  nasce a Galliera, in provincia di Bologna, il 13 giugno 1910. Alla morte del padre si trasferisce a Bologna, dove frequenta il liceo Galvani diplomandosi nel 1929 e proseguendo gli studi nella facoltà di Chimica.

Va ad insegnare scienze in Cadore e diventa istruttrice di sci.

La Resistenza la vede impegnata come staffetta partigiana col nome di Anna.  La sua produzione letteraria è vasta, comprende articoli, diari, testi per ragazzi, romanzi e racconti: I giorni veri, Anni con Attila,

Muore a Borca nel 1988 ma viene sepolta per sua volontà a Galliera.

Il liceo Galvani le dedica nel 2011 l’aula magna.

 

http://www.museogalvani.eu/galvani-resistenza/scrittrici-partigiane/giovanna-zangrandi

 

DA Giovanna Zangrandi, “La sahariana”, in  Anni con Attila, Milano, Mondadori 1966:

 

«Odiavo la scuola,ci andavo senza ribellioni o disprezzo palese per la sua gente di cattedra o di banchi, ci andavo, e avevo imparato a mentire e barare con freddezza compita ed estranea per non dare noie, né averne dai compagni, per ottenere il sei da “quegli altri”, unica eccezione tra questi il professore di italiano di liceo, vecchio umanista di gran valore e sconfinata bontà; avrei voluto avere un padre come lui; in terz’anno venne anche uno di scienze meno male, strano vecchietto a cui stenografavo le lezioni e gliele passavo messe in bella, poi ne fece un ottimo testo. Insomma, tiravo avanti per inerzia, per non ferire mia madre che ci teneva disperatamente al “classico”, per evitare discussioni e cicchetti.»

 

lapide zangrandi 300x225 Lapide a Giovanna Zangrandi                                         Zangrandi 228x300 Lapide a Giovanna Zangrandi

Lapide a Renata Viganò

martedì, agosto 7th, 2012

Renata Viganò

Nata a Bologna il 17 giugno 1900, morta a Bologna il 23 aprile 1976

 

Ha studiato al liceo Galvani fino all’ultimo anno, ma poi per difficoltà economiche familiari ha dovuto lasciare la scuola e ha fatto l’infermiere negli ospedali bolognesi. Eppure aveva già un bel talento di scrittrice:  a 13 anni pubblicò una raccolta di poesie, “Ginestra in fiore”.

L’incontro col marito Antonio Meluschi l’ha portata a partecipare attivamente alla resistenza come staffetta, collaboratrice, infermiera, nelle valli di Comacchio e in Romagna fino alla Liberazione. L’esperienza viene raccontata nel suo romanzo più famoso, L’Agnese va a morire, edito da Einaudi nel ’49. 

Nel 2011 il liceo ha dedicato al suo nome la sala insegnanti.

 

«Quasi tutti i giorni l’Agnese andava via in bicicletta, con la sporta infilata nel manubrio: la bicicletta era vecchia, coi copertoni pieni di toppe. Spesso lei restava a terra in mezzo alla strada, e andava avanti a piedi, camminando per molti chilometri»

 

«Al mattino presto si mise le scarpe, il paltò da inverno che la faceva ancora più grossa, e infilò la sporta piena nel manubrio della bicicletta. Partì ondeggiando paurosamente sul terreno gelato…. Si avventurò traballando sulla passerella, e prese la bicicletta in spalla. A metà credette di cadere nel fiume, le assi oscillavano, e la corrente rapida sotto di lei le faceva girare la testa. Riuscì a star dritta, a raggiungere la riva; trascinò ancora la bicicletta su per la salita dura dell’argine, poi giù dall’altra parte.»

 

«…voialtri tornerete a casa vostra. Potrete dirlo, quello che avete patito, e allora tutti ci penseranno prima di farne un’altra, di guerre.»

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vigano Lapide a Renata Viganò

Un fiore per Irma

martedì, giugno 5th, 2012

rosa1 150x150 Un fiore per Irma Irma Bandiera  nacque a Bologna l’8 aprile del 1915 in una famiglia benestante e giovanissima si  arruolò come staffetta partigiana nella VII brigata GAP Gianni Garibaldi di Bologna col nome di  battaglia di «Mimma ». Irma Bandiera  ritratto 205x300 Un fiore per Irma
 Il 14 agosto 1944 fu catturata dai fascisti dopo aver trasportato  armi alla base di Castelmaggiore della sua formazione. Le  trovarono addosso documenti cifrati e venne sottoposta a  torture per una settimana, infine fucilata al Meloncello di   Bologna, davanti alla sua casa natale.
Le è stata conferita la Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Prima fra le donne bolognesi a impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si batté sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS. tedesche, sottoposta a feroci torture, non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata fu barbaramente trucidata e il corpo lasciato sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso di tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione. »

Nel suo libro Ribelli!  (203) Pino Cacucci scrive di lei:

« Il tuo ideale Irma. C’è forse qualcuno che se lo ricorda, che sappia cosa fosse l’ideale per cui hai resistito a tanto scempio senza dire una parola, in questa Bologna che dimentica in fretta, questa Bologna sempre più ricca e sempre meno sensibile, dove a parlare di ideali ti fanno sentire vecchio e superato, residuo del passato ormai da ”rottamare”…? Qualcuno sì, ma così raro. Qualcuno che anche oggi ha rinnovato un fiore fresco… »

lapide bandiera 150x150 Un fiore per Irma

 

Battaglia di Porta Galliera

lunedì, giugno 4th, 2012

La battaglia di Porta Galliera (8 maggio 1848)

(tratto da: Ugo Pesci , I Bolognesi nelle guerre nazionali, Federazione fra la società militari della città e provincia di Bologna,  Zanichelli Bologna 1906)

“Gli Austriaci comandati dal feldmaresciallo Wimpfen, avevano sconfinato nelle zone vicino Modena, ed il 7 maggio 1849 entrarono a Castelfranco. Il Wimpfen con l’appoggio del monsignor Bedini, intimò ai popoli delle legazioni di fare atto di obbedienza al Papa.

Il 6 (maggio) erano state distribuite le medaglie ai Bolognesi che avevano partecipato ai moti dell’ 8 agosto 1848. Dopo la cerimonia si erano sparse voci a conferma dell’avanzarsi del nemico ed alcuni gruppi di popolani iniziarono ad armarsi. Carlo Bignami, nominato generale della guardia civica dopo il ritorno da Venezia, ammalatosi in quei giorni, dovette cedere il comando al conte Giovanni Malvezzi.

La mattina dell’ 8 maggio 1849, una colonna di austriaci con 4 cannoni si presentava davanti porta Galliera, e subito dopo un’apparente attacco, essa si ritirava. Dalla via Emilia un’altra colonna intanto assaliva le porte San Felice e Saragozza.

Il colonnello Boldrini, tornando da una ricognizione ad Anzola con una quarantina di gendarmi a cavallo, incontrò una gran folla che annunciava una sortita, avendo assistito alla ritirata degli austriaci da porta Galliera.

Boldrini provò di persuadere e far capire all’acclamante folla, che la supposta ritirata bensì era un semplice ed architettato agguato. Non gli credettero, ed il vecchio soldato di Jena e di Eylau fu accusato ad alta voce di viltà. Allora il colonnello riunì i suoi gendarmi e i dragoni, guidati dall’aiutante maggiore Marliani, e con l’esercito così formato tentò un’ impetuosa carica, mentre dietro di loro si sbarrava la porta.

Colpiti di fronte dalla mitraglia, e sui fianchi dai tirolesi nascosti dietro le siepi, caddero il Boldrini, il Marliani, il maresciallo d’alloggio Pavoni e 16 gendarmi. Gli altri, aiutati da una compagnia di linea, riuscirono a recuperare il loro colonnello non ancora spirato, ma che mori poco dopo, benedicendo l’ Italia e raccomandando al figlio d’amarla.”

 

Porta Galliera

lunedì, giugno 4th, 2012

Porta Galliera

 Introduzione:

Porta Galliera rappresenta un importante simbolo popolare bolognese, poiché è stata protagonista del conflitto contro gli invasori austriaci. 

Fin dalle sue origini, infatti, porta Galliera venne utilizzata come avamposto difensivo e raccordo per le vie di terre e d’acqua verso il ferrarese. Essa era l’unico punto d’entrata e di uscita a nord della città.

La porta mantiene vivo il ricordo dei caduti in nome dell’indipendenza bolognese e celebra la battaglia che ne ha posto la fine. Tra i principali patrioti morti in quella battaglia  possiamo ricordare il colonnello Cesare Boldrini e l’aiutante maggiore Marco Marliani.

Approfondimento 1: la battaglia di Porta Galliera del 1849

Approfondimento 2: Chi era Cesare Boldrini?

Il monumento

La costruzione di Porta Galliera risale al XII secolo,su progetto di Bartolomeo Provaglia (esponente del barocco bolognese). Il primo edificio della Porta,venne eretto quando fu innalzata la prima cinta, come palizzata in legno. Successivamente venne costruita in pietra , abbattuta e riedificata varie volte. La struttura si presenta come nel 1661, data della sua ultima modifica.

La porta è caratterizzata da due stili assai diversi: quello interno di fastosa e magnifica architettura barocca, quello esterno di carattere severo, che ne accentua la funzione difensiva.

I lavori di manutenzione fra il 2001 e il 2003 hanno messo in luce strutture architettoniche di varie epoche (dal medioevo agli inizi del secolo scorso). Attraverso un successivo restauro si è completata la creazione di un parco archeologico all’aperto.

Nel 2007-2008 porta Galliera è stata dichiarata patrimonio culturale dell’UNESCO.