Una “casa” quando sei fuori casa
giovedì, maggio 17th, 2012..chi si sente in Francia, chi in un isola, chi in Danimarca…ma tutti si sentono a casa!
..chi si sente in Francia, chi in un isola, chi in Danimarca…ma tutti si sentono a casa!
Uno dei monumenti principali del Risorgimento bolognese è il monumento dedicato alla giornata del VIII Agosto 1848, conosciuto anche come il Popolano. È una statua bronzea collocata in piazza VIII Agosto all’ingresso del Parco della Montagnola. E’ un’opera di Pasquale Rizzoli (1871-1953) del 1903, scolpita in onore del popolo bolognese, quando cacciò gli austriaci da un conflitto a fuoco. Pochi conoscono la storia della Liberazione di Bologna dal dominio austriaco. Ecco com’era la situazione:
Bologna era in grande agitazione mentre Welden, generale austriaco, marcia verso Bologna.
In città Erano assenti le autorità cittadine come Amat, generale della guardia civica bolognese.
La guardia civica e le squadre di popolani si preparano alla difesa nonostante lo stato pontificio gli consiglia di arrendersi.
Il 7 Agosto del 1848 gli austriaci occuparono Bologna da porta San felice a Porta Galliera per poi invadere Porta Maggiore. Il giorno successivo aumenta l’eccitazione dei cittadini e il Welden prende con violenza sei ostaggi mentre fuori porta San felice i suoi soldati piazzavano un cannone con la miccia accesa e si schierano in ordine di combattimento. Con la testimonianza della marchesa Brigida Tanari, il cui palazzo in via Galliera divenne un centro di popolazione dei popolani; lei racconta la resistenza e il rigetto con le armi delle pretese dei barbari.
Il secondo attacco austriaco avvenne da porta lame a porta Mascarella dove il dominio straniero riuscì ad occupare le mura della montagnola che domina la vastissima piazza del mercato con pezzi di artiglieria. Alla sera gli austriaci si ritirano e i bolognesi catturarono prigionieri stranieri radunato nel cortile della cisterna. Il Welden si ritira dalla Legazioni e il 12 agosto è a Rovigo dove Radetzky riceve una lavata di testa per il suo fiasco politico militare.
La giornata dell’8 agosto non trae la sua origine dalla spinta di movimenti politici organizzati, i cui capi sono lontani da Bologna. Oramai è conclusa la guerra tra i piemontesi e gli austriaci, infatti il giorno successivo, 9 agosto, sarà firmato a Vigevano l’armistizio come moto spontaneo di ribellione alla prepotenza straniera e di protesta per l’inganno di un governo che voleva la resa.
Bologna non solo è stata esposta all’occupazione straniera ma i suoi capi sembravano complici di questa occupazione.
La documentazione è stata selezionata nell’ Archivio della Storia di Bologna e poi rielaborata da Alessia Cammarano, Marta La Monica, Denise Gennusa e Teresa Tarasco.
La nostra città è piena di monumenti, iscrizioni, statue o anche semplicemente luoghi che rappresentano eventi o che ricordano personaggi storici che, però, la maggior parte di noi nemmeno conosce.
Questo abbiamo potuto costatarlo in prima persona noi ragazzi durante la ricerca in città di tracce del nostro Risorgimento.
Ad esempio questa strada è dedicata ai fratelli Cairoli della cui esistenza nessuno del nostro gruppo aveva mai sentito parlare.
Al contrario, invece, sono molto importanti in quanto ben quattro su sette, Benedetto, Luigi, Enrico e Giovanni parteciparono alla spedizione dei Mille.
A Benedetto Cairoli è dedicata un’epigrafe commemorativa situata nel cortile interno di Palazzo D’Accursio a Bologna che noi ragazzi abbiamo avuto modo di osservare e fotografare , oltre ad altri monumenti e iscrizioni riguardanti il Risorgimento in diverse parti della città; come dimenticare, inoltre, la via che più rappresenta questo periodo, Via dei Mille.
La spedizione dei Mille è avvenuta nel 1860 grazie alla partenza di un esercito di volontari sotto il comando di Giuseppe Garibaldi dalla spiaggia di Quarto in Liguria verso Marsala in Sicilia conquistando il Regno delle due Sicilie unendolo così allo Stato d’Italia che si stava costituendo.
La cosa che ci ha colpito di più dei fratelli Cairoli è che, come abbiamo già accennato, quattro fratelli su sette parteciparono alla spedizione dei Mille e ad altre imprese garibaldine successive, offrendo la loro vita per l’unità d’Italia.
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Samuele Benassi, Francesca Venturi, Laura Lodi e Alessandra Pizzirani
In seguito al progetto assegnatoci, sul Risorgimento italiano e alla nostra visita al museo del risorgimento, che ci ha incuriositi,ci siamo recati in via Strazzacappe dove abbiamo potuto scoprire grazie ad un sito internet, che in quel luogo si trova la lapide di Zamboni;
E’ tempo di svolta a Bologna, la città vuole liberarsi dal dominio pontificio…
Così la sera fra il 13 e 14/11/1974 quattro uomini tra cui Zamboni e De Rolandis distribuirono alcune decine di volantini…
Luigi Zamboni (Bologna, 12 ottobre 1772 – Bologna, 18 agosto 1795) è stato un patriota italiano.Studente presso l’Università di Bologna, è uno dei primi martiri in nome dell’Unità Italiana e l’ideatore del tricolore italiano. Studente presso l’Università “Alma Mater” di Bologna, è stato con Giovanni Battista De Rolandis ideatore del tricolore italiano. La storia Patria li considera patrioti della nuova Italia e protomartiri del Risorgimento.
A lui è intitolata una delle vie principali di Bologna, che collega le Due Torri a Porta San Donato, passando per la zona Universitaria.
De Rolandis
Giovanni Battista Gaetano De Rolandis (Castell’Alfero, 24 giugno 1774 – Bologna, 23 aprile 1796) è stato un patriota italiano. A lui è intitolata una via in zona Universitaria di Bologna.
Lavoro svolto da:
Donato-Eleonora-Matteo-Valentina
Nato il 14 luglio 1903 in provincia di Forli, giovanissimo partecipò alle lotte democratiche contro il nascente fascismo e per sei volte fu bastonato. Per le gravissime lesioni riportate nelle ultime aggressioni, restò a lungo tra la vita e la morte. Non essendo iscritto al Partito Nazionale Facista dovette subire lunghi anni di disoccupazione. Dopo l’8/9/43, aderì al PdA e partecipò a rischiose azioni belliche. La sua abitazione fu trasformata in una base della sua brigata. Fu tra gli organizzatori della seconda tipografia clandestina della città. Nell’estate 1944 si arruolò nella CRI e organizzò un’infermeria clandestina per i partigiani ammalati o feriti all’interno dell’ospedale militare Marconi, allora sistemato nelle scuole elementari di via Laura Bassi. Il 4/9/44 fu arrestato con altri 22 partigiani a seguito della delazione di due spie che si erano infiltrate. Consegnato dai fascisti ai tedeschi fu internato nel campo di sterminio di Mauthausen dove morì a Gusen il 5/2/1945.