Archivio di ‘La città dell’arte pubblica’

Paesaggi Sonori – terza passeggiata (S. Giametta, Progetto Container)

venerdì, dicembre 9th, 2011

Paesaggi Sonori. Materiali da tre passeggiate al quartiere San Donato Vecchio: terza passeggiata

0 Paesaggi Sonori   terza passeggiata (S. Giametta, Progetto Container)

Questo lavoro è il risultato di un esercizio d’ascolto rivolto ad una parte del territorio bolognese e volto a cogliere prima e restituire poi, quelle sonorità passibili di costruire le “identità sonore” (P. Amphoux, 1993) dei luoghi attraversati.
La percezione di una sonorità non dipende unicamente dall’intensità del suono ma anche da altri fattori, sociali, culturali e dal senso di appartenenza al territorio che si abita o si frequenta che molto ci dice sul tipo di relazione più o meno familiare che con esso si è instaurata.
I materiali sonori raccolti in alcuni luoghi del quartiere San Donato Vecchio attraversati durante tre passeggiate e rielaborati nell’ audio – fotografico, tengono conto di “descrittori sonori” (S. Giametta, 2006) riferibili tanto alle qualità del suono legate alle forme ed ai materiali di cui gli spazi si compongono quanto alle attività e alle forme di socialità presenti.
La loro installazione al Container Laboratorio/Osservatorio mobile di public art si è proposta quale primo step di un work in progress, il cui scopo generale consisteva nella costruzione di una mappa mobile, nascente tanto dagli indicatori sopracitati quanto dalla considerazione delle diverse percezioni di ciascun fruitore.
Il lavoro di ricerca proposto infatti, oltre a restituire gli spazi sonori percorsi, si prefiggeva di considerare, attraverso precise metodologie di inchiesta che utilizzano il potenziale evocativo del suono (J. F. Augoyard, 2001), la percezione ordinaria di chi questi luoghi abita o frequenta quotidianamente, suggerendo di innestare in loro il racconto del proprio vissuto.

Centrare l’attenzione sulle qualità sonore degli ambienti di vita quotidiana e sulle modalità della percezione permette di distinguere la qualità degli spazi sonori su criteri ben più sottili di quelli fondati sulla sola rumorosità, con conseguenze rilevanti sul tipo di soluzioni da adottare nei confronti del territorio.
Le soluzioni che seguono l’attitudine regolativa, difensiva, contribuiscono notevolmente a quel processo di progressiva trasformazione dello spazio aperto in spazio tecnico (Bernardo Secchi, 2000) che già caratterizza la città contemporanea: i muri più o meno vegetalizzati, la distanza fisica tra le funzioni, impoveriscono il paesaggio sia sonoro che visivo piuttosto che migliorarlo, oltre a creare ostacoli allo stesso movimento dei cittadini. Allo stesso modo, nei casi di incompatibilità tra stili di vita e tempi d’uso di uno spazio, queste soluzioni tendono a perseguire politiche di contrasto a molte forme di socialità, mortificando l’uso collettivo dello spazio aperto.
Le soluzioni che seguono i paesaggi sonori, – centrate sulla sensibilizzazione di un soggetto (abitante o frequentatore) al proprio ambiente sonoro, sulla valorizzazione del senso di appartenenza ad un territorio il cui paesaggio sonoro è inevitabilmente in continuo mutamento – provano a scostarsi da questa attitudine difensiva che “separa e allontana” ciò che è all’origine di un disturbo (funzioni, socialità, etc.) per lavorare nella direzione della costruzione di uno spazio aperto condiviso, entro il quale differenze e varietà (funzionali, sociali) possano trovare, volta per volta, nuovi equilibri e specifiche modalità di convivenza.
Stefania Giametta

Paesaggi Sonori – seconda passeggiata (S. Giametta, Progetto Container)

venerdì, dicembre 9th, 2011

Paesaggi Sonori. Materiali da tre passeggiate al quartiere San Donato Vecchio: seconda passeggiata

0 Paesaggi Sonori   seconda passeggiata (S. Giametta, Progetto Container)

Questo lavoro è il risultato di un esercizio d’ascolto rivolto ad una parte del territorio bolognese e volto a cogliere prima e restituire poi, quelle sonorità passibili di costruire le “identità sonore” (P. Amphoux, 1993) dei luoghi attraversati.
La percezione di una sonorità non dipende unicamente dall’intensità del suono ma anche da altri fattori, sociali, culturali e dal senso di appartenenza al territorio che si abita o si frequenta che molto ci dice sul tipo di relazione più o meno familiare che con esso si è instaurata.
I materiali sonori raccolti in alcuni luoghi del quartiere San Donato Vecchio attraversati durante tre passeggiate e rielaborati nell’ audio – fotografico, tengono conto di “descrittori sonori” (S. Giametta, 2006) riferibili tanto alle qualità del suono legate alle forme ed ai materiali di cui gli spazi si compongono quanto alle attività e alle forme di socialità presenti.
La loro installazione al Container Laboratorio/Osservatorio mobile di public art si è proposta quale primo step di un work in progress, il cui scopo generale consisteva nella costruzione di una mappa mobile, nascente tanto dagli indicatori sopracitati quanto dalla considerazione delle diverse percezioni di ciascun fruitore.
Il lavoro di ricerca proposto infatti, oltre a restituire gli spazi sonori percorsi, si prefiggeva di considerare, attraverso precise metodologie di inchiesta che utilizzano il potenziale evocativo del suono (J. F. Augoyard, 2001), la percezione ordinaria di chi questi luoghi abita o frequenta quotidianamente, suggerendo di innestare in loro il racconto del proprio vissuto.

Centrare l’attenzione sulle qualità sonore degli ambienti di vita quotidiana e sulle modalità della percezione permette di distinguere la qualità degli spazi sonori su criteri ben più sottili di quelli fondati sulla sola rumorosità, con conseguenze rilevanti sul tipo di soluzioni da adottare nei confronti del territorio.
Le soluzioni che seguono l’attitudine regolativa, difensiva, contribuiscono notevolmente a quel processo di progressiva trasformazione dello spazio aperto in spazio tecnico (Bernardo Secchi, 2000) che già caratterizza la città contemporanea: i muri più o meno vegetalizzati, la distanza fisica tra le funzioni, impoveriscono il paesaggio sia sonoro che visivo piuttosto che migliorarlo, oltre a creare ostacoli allo stesso movimento dei cittadini. Allo stesso modo, nei casi di incompatibilità tra stili di vita e tempi d’uso di uno spazio, queste soluzioni tendono a perseguire politiche di contrasto a molte forme di socialità, mortificando l’uso collettivo dello spazio aperto.
Le soluzioni che seguono i paesaggi sonori, – centrate sulla sensibilizzazione di un soggetto (abitante o frequentatore) al proprio ambiente sonoro, sulla valorizzazione del senso di appartenenza ad un territorio il cui paesaggio sonoro è inevitabilmente in continuo mutamento – provano a scostarsi da questa attitudine difensiva che “separa e allontana” ciò che è all’origine di un disturbo (funzioni, socialità, etc.) per lavorare nella direzione della costruzione di uno spazio aperto condiviso, entro il quale differenze e varietà (funzionali, sociali) possano trovare, volta per volta, nuovi equilibri e specifiche modalità di convivenza.
Stefania Giametta

Paesaggi Sonori – prima passeggiata (S. Giametta, Progetto Container)

venerdì, dicembre 9th, 2011

Paesaggi Sonori. Materiali da tre passeggiate al quartiere San Donato Vecchio: prima passeggiata

0 Paesaggi Sonori   prima passeggiata (S. Giametta, Progetto Container)

Questo lavoro è il risultato di un esercizio d’ascolto rivolto ad una parte del territorio bolognese e volto a cogliere prima e restituire poi, quelle sonorità passibili di costruire le “identità sonore” (P. Amphoux, 1993) dei luoghi attraversati.
La percezione di una sonorità non dipende unicamente dall’intensità del suono ma anche da altri fattori, sociali, culturali e dal senso di appartenenza al territorio che si abita o si frequenta che molto ci dice sul tipo di relazione più o meno familiare che con esso si è instaurata.
I materiali sonori raccolti in alcuni luoghi del quartiere San Donato Vecchio attraversati durante tre passeggiate e rielaborati nell’ audio – fotografico, tengono conto di “descrittori sonori” (S. Giametta, 2006) riferibili tanto alle qualità del suono legate alle forme ed ai materiali di cui gli spazi si compongono quanto alle attività e alle forme di socialità presenti.
La loro installazione al Container Laboratorio/Osservatorio mobile di public art si è proposta quale primo step di un work in progress, il cui scopo generale consisteva nella costruzione di una mappa mobile, nascente tanto dagli indicatori sopracitati quanto dalla considerazione delle diverse percezioni di ciascun fruitore.
Il lavoro di ricerca proposto infatti, oltre a restituire gli spazi sonori percorsi, si prefiggeva di considerare, attraverso precise metodologie di inchiesta che utilizzano il potenziale evocativo del suono (J. F. Augoyard, 2001), la percezione ordinaria di chi questi luoghi abita o frequenta quotidianamente, suggerendo di innestare in loro il racconto del proprio vissuto.

Centrare l’attenzione sulle qualità sonore degli ambienti di vita quotidiana e sulle modalità della percezione permette di distinguere la qualità degli spazi sonori su criteri ben più sottili di quelli fondati sulla sola rumorosità, con conseguenze rilevanti sul tipo di soluzioni da adottare nei confronti del territorio.
Le soluzioni che seguono l’attitudine regolativa, difensiva, contribuiscono notevolmente a quel processo di progressiva trasformazione dello spazio aperto in spazio tecnico (Bernardo Secchi, 2000) che già caratterizza la città contemporanea: i muri più o meno vegetalizzati, la distanza fisica tra le funzioni, impoveriscono il paesaggio sia sonoro che visivo piuttosto che migliorarlo, oltre a creare ostacoli allo stesso movimento dei cittadini. Allo stesso modo, nei casi di incompatibilità tra stili di vita e tempi d’uso di uno spazio, queste soluzioni tendono a perseguire politiche di contrasto a molte forme di socialità, mortificando l’uso collettivo dello spazio aperto.
Le soluzioni che seguono i paesaggi sonori, – centrate sulla sensibilizzazione di un soggetto (abitante o frequentatore) al proprio ambiente sonoro, sulla valorizzazione del senso di appartenenza ad un territorio il cui paesaggio sonoro è inevitabilmente in continuo mutamento – provano a scostarsi da questa attitudine difensiva che “separa e allontana” ciò che è all’origine di un disturbo (funzioni, socialità, etc.) per lavorare nella direzione della costruzione di uno spazio aperto condiviso, entro il quale differenze e varietà (funzionali, sociali) possano trovare, volta per volta, nuovi equilibri e specifiche modalità di convivenza.
Stefania Giametta

Ælia Media

venerdì, ottobre 14th, 2011

Ælia Media è il progetto vincitore della prima edizione del Premio Internazionale di Arte Partecipativa, firmato da Pablo Helguera per Bologna.

Lo scopo di Ælia Media è la creazione di un istituto culturale  itinerante di giornalismo nonché centro di diffusione, quale canale d’arte multimediale e alternativo. Il progetto funge sia da terreno d’allenamento per produttori culturali attivi e potenziali, sia da programma provvisorio di diffusione nei vari media (televisione, radio, stampa e web), con particolare enfasi sui contenuti generati dagli utenti (media generati dai consumatori), utilizzando metodi di partecipazione dal vivo e social network online.

Il progetto attinge le proprie strategie da processi di apprendimento, auto-organizzazione e produzione dei media con radio locali ma con enfasi e prospettive contemporanee. Il gruppo Ælia Media vuole essere un laboratorio di curiosità di giornalismo culturale, alla ricerca dello straordinario nell’ordinario e alla riscoperta della ricchezza della produzione culturale di Bologna.

I programmi sono presentati e diffusi da un apposito chiosco in Piazza Puntoni che vanta una massiccia presenza di studenti. L’idea alla base del chiosco è quella di fornire, in primo luogo, visibilità al progetto nella città e, in secondo luogo, creare una location sotto forma di un “terzo luogo”. 

Il progetto Ælia Media

Radio Ælia Media

Premio Internazionale di Arte Partecipativa

 

 

 

On. Luci accese di notte (ZimmerFrei)

martedì, febbraio 22nd, 2011

ON è un evento di arte contemporanea che produceva installazioni luminose d’artista pensate per le piazze di Bologna.
In piazza Verdi, la piazza più burrascosa e vitale di Bologna, campeggiava la costellazione di luci a orbite concentriche di ZimmerFrei. La scenografica installazione, ispirata ai lampadari della Moschea Blu di Istanbul, dava la sensazione di essere in un interno, un grande salone a cielo aperto dove sostare, accamparsi e sentirsi a casa propria.

Video di Chiara Balsamo

0 On. Luci accese di notte (ZimmerFrei)