La Certosa

La Certosa
Francesco Tognetti, nel 1804, tre anni appena dall’inaugurazione del cimitero, apre il volumetto dedicato all’anniversario della sua inaugurazione, intitolato Discorso recitato nella chiesa della Certosa… Con convinzione si rivolge ai bolognesi e scrive come con la pubblicazione se ne gioverà la Storia medesima, la quale de’ Discorsi in tal occasione pubblicati …suppliranno essi ove tacciano le sepolcrali Iscrizioni. Appare dunque chiara l’importanza che il cimitero riveste per la memoria civile, ma soprattutto l’apporto determinante delle pubblicazioni a stampa, atte a integrare ciò che le lapidi non dicono o le dimenticanze, volute o casuali, dei viventi.
La Certosa per più di un secolo non sarà solo il luogo degli affetti personali o il cantiere artistico della città, ma anche un punto di riferimento oltre il proprio territorio, e luogo di ispirazione poetica per letterati famosi o misconosciuti, fonte di memorie civiche o sentimentali. Poesie, odi, racconti, aneddoti redatti da Byron, Dickens, Stendhal, Carducci, Pascoli, sono sintomo di una importanza data alla memoria collettiva che a noi, oggi, in gran parte sfugge.
A questa letteratura otto-novecentesca va poi aggiunta quella più antica, dedicata al cenobio certosino fondato nel 1334 e soppresso nel 1796. L’importanza dell’ordine monastico e la ricchezza pittorica da loro commissionata rese la Certosa una tappa indispensabile di visita della città.
A partire dal 1813 si assiste ad un continuo proliferare di guide diverse, che si chiudono nel 1873 con quella messa a stampa da Antonio Chierici. Lungo il novecento le pubblicazioni si fanno più rade, ma nel 1961 la guida di Angelo Raule compensa decenni di silenzio. Successivamente bisognerà aspettare altri tre decenni per vedere compiersi un passo fondamentale con La Certosa di Bologna – l’immortalità della memoria, datato 1998. Da quell’anno cominciano a prendere corpo interventi, saggi e pubblicazioni sempre più significativi.
Roberto Martorelli


















