Guerra in città

Resti dell'Albergo Baglioni dopo l'attentato partigiano del 18 ottobre 1944. © Museo Civico del Risorgimento di Bologna.
Disperse all’interno della città è possibile riscoprire, ancora oggi, tracce dell’intensa esperienza di guerra vissuta dagli abitanti di Bologna tra il 1943 e il 1945. Come le scritte murali che riportano i numeri d’emergenza a cui rivolgersi in caso di bombardamento – visibili, ad esempio, in via Santo Stefano – che raccontano l’ampiezza delle ripetute incursioni aeree che colpiscono la città durante il conflitto. Appare difficile da immaginare, ma quasi la metà degli edifici del centro storico viene lesionata nel corso dei due anni di guerra. Non sono però solo le bombe a trasfigurare l’immagine della città e a cambiare i ritmi e le abitudini della vita urbana. Dal settembre 1943 una fitta rete di basi clandestine si sviluppa tra le vie del centro e della periferia in appartamenti, cantine, solai, scantinati, dove si riuniscono e cominciano ad operare i gruppi armati partigiani. Intanto gli occupanti nazisti e i fascisti della Repubblica sociale italiana prendendo possesso di nuovi e vecchi luoghi di repressione, delineando una parallela geografia di rifugi e centri di detenzione. A seguito dei primi attentati, per poter limitare i movimenti nell’area urbana, i comandi tedeschi cingono con filo spinato, muretti e cavalli di frisia l’area del centro storico delimitata dai viali di circonvallazione e creano la “Sperrzone”.
Una zona chiusa alla quale è possibile accedere solo attraverso le Porte, dove sono istituiti posti di blocco per il controllo dei documenti presidiati dalla feldgendarmeria tedesca e dalle brigate nere fasciste. Un vero e proprio conflitto armato – fatto di battaglie, cannoni e carri armati – prende corpo in città nell’autunno 1944, quando il blocco dell’avanzata delle forze armate Alleate e l’assestamento del fronte a pochi chilometri da Bologna vanifica la speranza di un’imminente liberazione della città, che si realizza solo nell’aprile del 1945. Sia gli appartenenti alle formazioni partigiane combattenti, imprudentemente radunatisi a Bologna dai paesi della provincia in previsione dell’insurrezione generale, sia la popolazione urbana vengono così sorpresi dall’imprevisto evolversi della campagna militare e si trovano di conseguenza esposti ad una sanguinosa e vendicativa repressione messa in atto dalle forze nazifasciste rimaste in città. Una violenza di guerra che segna indelebilmente la storia e la memoria di alcuni luoghi, divenuti simbolo della guerra di liberazione.
Toni Rovatti


















