da Feltrinelli

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  • Luogo: Piazza Ravegnana

All’inizio Feltrinelli era quella libreria dove lavorava il papà di Oscar, Timoteo, quel compagno un po’ rigido e gentile che però si incavolò di brutto quando il Comune voleva portargli via l’orto.
Non voleva più la tessera. La tessera del Partito, il Pci insomma. Per noi bambini che stavamo oltre il ponte sulla ferrovia, uno che lavorava in centro in un posto pieno di libri era perlomeno un eccentrico, con quel nome poi.
A quei tempi, sul bordo di selenite della Garisenda, c’era il ritrovo dei 3 o 4 “capelloni” bolognesi, tra cui il leggendario Pappa, nostro fratello maggiore, con la sua scandalosa criniera apache.
Il 19 prima di girare giù per via Zamboni ci passava davanti.
Anche Oscar dopo gli anni del liceo, nei difficili ultimi anni ’70, andò a lavorare in Piazza Ravegnana al posto del padre ed era la nostra bazza, libri per tutti con il 15 per cento di sconto. Olè!
Da Feltrinelli, cosa inaudita per l’epoca, entravi, toccavi, sfogliavi, leggevi tutto quello che ti pareva e nessuno ti diceva niente e soprattutto d’inverno era un vero bengodi. Da passarci i pomeriggi.
In quei paraggi poi c’era un giro di donne bellissime, mai più viste di così belle.
Così fu naturale per noi, incoscienti adolescenti del 1979, andare lì davanti a vendere, per la considerevole somma di 100 lire a copia, il nostro ciclostilato di poesia similpunk in carta rosa e gialla: BoTeRoN.
Il nostro delirio collettivo (involontario precursore del più rinomato Blisset) prendeva il nome da un giocatore di calcio elvetico che era diventato una specie di intercalare multiuso e definitivo nelle spietate dispute dialettiche all’interno della sala biliardi del defunto Bar Capitol.

Mavaferdalpugnat, Boteron!
Poi ad uno ad uno la vita ci ha centrifugati per bene e così ciao Narola, addio Gastrausil, arrivederci Duluoz.
Per questo e mille altri motivi, per noi entrare da Feltrinelli non è solo entrare in un magnifico labirinto borgesiano, al centro di un felsineo ombelico del mondo, ma significa anche rivivere un luogo della nostra piccola epica personale.

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Cosa ricordi

One Response to “da Feltrinelli”

  1. Carla Says:

    … Sì, poi ricordo che a fianco c’era il Nazionanale, bar o tabacchi, e lì già nel pomeriggio si incrociavano tanti tipi di strana umanità.

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