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Le lavanderie (1951-1961)

venerdì, marzo 30th, 2012

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A: C’è la lavanderia?
S: Nelle case qui c’è, c’era un coso così, con un caldaio di rame in mezzo.
U: Voi l’avevate?
T: Noi, c’era la lavanderia che è di tutti e quattro i palazzi, la struttura c’è ancora.
U: Invece qui ogni porta aveva la sua lavanderia.
A: E voi invece ne avete una per … ?
T: È in comune, in comune per novantadue famiglie.
A: Ed è in cantina o esterna?
T: No, no, è esterna, nell’altro cortile.
S: Era nell’altro cortile?
T: C’è ancora, volevano buttarla giù, però quando han ristrutturato han detto: “bèh perché buttarla giù, la utilizziamo come sala condominiale”. Come quella serie di palazzi che sono di là, dietro da [via] Beroaldo, che sono sulla via Mondo. Quelli che hanno l’ingresso, non so, dire corte forse è un po’ esagerato, però è una corte: anche lì avevano tutte le sue lavanderie. Andando da via Mondo, ha presente, ci son quei voltoni: ce n’è uno dove abita il dottore, poi, venendo verso il bar Mondo, c’è il fornaio e lì c’è un altro voltone all’interno: c’è uno, due, tre condomini e allora avevano la sua lavanderia. Ogni palazzo aveva la sua lavanderia poi dopo, adesso, diversi anni fa, hanno creato degli appartamenti.
A: Al posto delle lavanderie?
T: Sì. Dove è il secondo voltone, c’era anche il pozzo.
S: Il pozzo c’è ancora perché ci ho guardato l’altro giorno. C’è il pozzo ancora, è interno, ristrutturato, subito sulla sinistra.
T: Nella lavanderia ci andavano in pochi a lavare, perché preferivano lavare in casa, a mano, perché allora usavano quei bei secchiai, non lavelli. Oppure, li chiamavano secchiai …
S: Erano secchiai! Battocci, va bene battocci?
T: Erano in granito, belli grandi, allora era comodo per l’altezza, per la schiena.
S: Poi da una parte c’era il buco, una parte un po’ in pendenza, il piano lavoro.
T: Poi è rimasta chiusa, inutilizzabile, per diversi anni. Poi, dopo, quando vennero a ristrutturare i palazzi, perché son dell’Ente Autonomo o ACER ora, volevano appunto demolirla, ma han detto: “teniamola bene, facciamo la sala condominiale”. Ma si usa raramente, è un posto lì che è vuoto, è inutilizzata ecco.
S: Sì, doveva servire per fare delle riunioni di condominio, quelle cose lì.
T: Solo che, cosa fai, litighi sempre!
S: Per esempio ho un amico che loro fanno delle mangiate …
T: Noi nemmeno.
S: Lì da Gigi, lui … le mangiate! Lì fan delle gran mangiate, d’inverno e d’estate: c’è la lavanderia, ci han fatto i loro lavandini tutto quanto, poi fan delle mangiate …
U: Sì la vita di comunità come c’era in quegli anni …
S: La televisione ha rubato tutto!
U: No, ma anche quando c’era la televisione, era perché c’era l’abitudine del vivere in comune che al giorno d’oggi è un po’ … oggi è un po’ scomparsa ecco, diciamo. Tutti si conoscevano, gli adulti tra di loro, i ragazzi fra di loro, sapevi cosa faceva uno, cosa non faceva, ti incontravi, ti salutavi, eccetera. Si viveva in casa e fuori, era il fatto di stare insieme anche fuori. Chi andava a far la spesa, io mi ricordo mio zio andava a far la spesa e stava fuori due ore e qui c’eran tre negozi!

 mondo lavanderia 300x232 Le lavanderie (1951 1961)

La custode (1951-1961)

venerdì, marzo 30th, 2012

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Abitava lì la custode, nella prima porta di quel palazzo, quello messo “per così”. Cosa faceva? Non ci faceva mica giocare nei prati qui! Faceva il guardiano veramente. Guarda che un bambino se andava lì beccava la multa eh! Le balle, quante ne ha portate via che le tagliava, era una cattiveria. Faceva il carabiniere, era un uomo, marito e moglie, ma quella che comandava era la moglie! Copriva diverse vie, si rivolgevano a loro se avevi bisogno, se c’eran dei danni o se qualche d’uno..perché allora usava molto anche i controlli, andare a sentire … che persona era uno: andare da uno e dall’altro a sentire come si comportava quello. Il custode, che si chiamava poi portinaio, aveva quella mansione lì: veniva a girare, guardava se c’eran dei danni, si informava chi li aveva procurati e poi riferiva.
Quando eravamo ragazzini noi, che siamo venuti ad abitare qui, facevano le contravvenzioni e poi … quei prati qui non si dovevano calpestare. I prati delle case che avevano già fatto, il giardino, tutto e non si potevano calpestare, scherzi? Era tutto libero, quelle siepi lì erano grandi così. E poi erano tutte intatte, le siepi una volta erano tutte intatte, non c’erano mica le feritoie perché se scopriva che rovinavi faceva pagare! E dopo andava a casa delle famiglie e diceva: “suo figlio …” e giù botte, perché i genitori una volta eran questi! Il custode non era solo qui, ogni gruppo di case aveva una custode: i palazzoni di via del Lavoro avevano una custode, tutti i palazzoni avevano una custode, i palazzi dell’Acer, dell’Iacp. Cosa faceva la custode? La custode girava, durante il giorno, guardava, si fermava a far delle chiacchiere, doveva raccogliere anche dei dati o negativi o positivi poi dopo li doveva trasmettere.

Io sono venuta ad abitare qui… (1951-1961)

venerdì, marzo 30th, 2012

Io son venuta ad abitare qui nel ‘55 che erano le prime che stavano dando e poi dopo sono sempre rimasta qui. Cioè: c’erano queste quattro qui, queste due e queste due di dietro.
La via si chiamava una volta via Mondo, poi via San Donato e poi via Ristori. Tre volte ha cambiato nome la via! Sì, all’inizio via Mondo perché qui non c’era niente, praticamente forse la principale era quella lì come via, via Mondo, è già un pezzo che c’è. Dopo ha cambiato: via S. Donato e poi via Ristori, ma via Ristori è già definitiva. Queste eran case che vengono date ai profughi che tornavano indietro. E qua tutta campagna, qui c’era il contadino, queste [case] non c’erano neanche queste. Il contadino era qua di fronte, qui davanti e c’era la casa con tutta la sua aia e noi giocavamo un po’ qui [sotto casa] e un po’ lì.

abitare 1 Fabbricati Di Tipo Popolare Nel Quartiere MONDO TORRETTA D30 3 300x248 Io sono venuta ad abitare qui... (1951 1961)

Fabbricati Quartiere Mondo Torretta, Lotto D30 (2). Copyright © ACER

Io vengo dall’Africa e poi c’eran degli altri che venivano dalla Jugoslavia, tutti nel ’55-’56. Queste qui erano case dello Stato, della Prefettura, solo la gestione era dell’Istituto [Iacp]. Sono queste due e due lì di dietro, quattro, sono uguali: due in via Ristori e due in via Calindri. La strada non era asfaltata. La luce c’era, no c’era tutto, all’infuori dell’ in casa che avevamo, aspetta, adesso non mi ricordo più se c’era il gas però ti riscaldavi con.. sì sì c’era il gas e per fare il bagno avevamo i boiler quelli lunghi di una volta, mettevi dentro la legna e scaldavi, perciò tutto il giorno, sai, quando si è in parecchi, far la fila.. quelle cose lì.. e poi dopo la scuola c’eran le Gualandi, sai le Gualandi? Quelle lì in via dell’Artigiano. Però quando io son venuta che facevo la terza, avevo 8 anni, allora non c’eran..dovevo andare in via Beroaldo che avevano fatto due, tre stanze come scuola finché non finissero di mettere a posto le Gualandi, perciò io la terza l’ho fatta in tre posti, ed erano come appartamenti, però adibiti ad aule. E poi dopo alle Gualandi, che sono in via dell’Artigiano, fan sempre parte della storia qui delle cose, perché poi di fronte alle Gualandi c’eran delle casine che eran sempre per i profughi, però per i profughi slavi, che poi buttarono giù negli anni Ottanta. Le casine dei Giuliani le chiamavano, eran proprio casine piccole con la scaletta fuori, proprio solo per loro. E dopo lì hanno costruito tutte quelle altre case che danno proprio sulla strada, di fronte alla scuola, dove c’è il poliambulatorio adesso, in via Beroaldo. Dove c’è la posta, tutto quel palazzo lì che di fronte ha la scuola, lì c’erano le casine dei Giuliani.
Qui dopo che è andato via il contadino han cominciato a costruire, nelle zone che erano rimaste non costruite ci han cominciato a costruire i palazzi, però lasciando il suo verde, questo è importante, c’han tutte il cortile …