Post con tag ‘Istituto Professionale Fioravanti’

io sono uno che fa business

martedì, novembre 29th, 2011

Io sono uno che… ti dico che tipo sono, uno che fa business, c’ho questo Ipod qua, lo prendo, lo vendo a qualcuno, mi prendo quei soldi prendo un altro cellulare, lo vendo, cercando di tirare avanti e di fare soldi così. Alle Fioravanti è una scuola dove tutti sono poveri hai capito? Anch’io sono povero e tutti sono come me, e quindi non si fa business. Non c’è niente da fare, la gente sta così, siamo un carcere manca solo che ti dicano: “Detenuto numero 1 in cella!” e siamo a posto! Figurati che io sto corteggiano la mia prof.ssa che ha 61 anni, ma è carina! Per dirti come sto messo!

(Ndiop, 18 anni di origine camerunense)

 

Da Callari Galli M., Scandurra G., 2010, Stranieri a casa. Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti, Rimini, Guaraldi.

Ricerca condotta tra il febbraio 2007 e il febbraio 2009 che avuto per oggetto le pratiche di vita quotidiana di un gruppo di minori di origine straniera che vivono nel territorio comunale bolognese.

vado a lavorare

martedì, novembre 29th, 2011

Basta a scuola alle Fioravanti non ci voglio venire più! Vado a lavorare. Un lavoro qualsiasi, un lavoro nero, magari faccio il muratore. Ho 14 anni, mancano ancora 4 anni, come faccio a resistere qui? Non ce la faccio, manca troppo tempo. Io voglio fare i soldi, essere grande. Tanto qui mi iniziano a bocciare e resto incastrato. Non c’è scelta. Tanto lo so che finisco al Pratello, prima o poi non so perché ma so che ci vado a finire, me lo sento.

(Ayub, 14 anni di origine marocchina)

 

Da Callari Galli M., Scandurra G., 2010, Stranieri a casa. Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti, Rimini, Guaraldi.

Ricerca condotta tra il febbraio 2007 e il febbraio 2009 che avuto per oggetto le pratiche di vita quotidiana di un gruppo di minori di origine straniera che vivono nel territorio comunale bolognese.

chi te lo dà il lavoro se non sai fare niente?

martedì, novembre 29th, 2011

Stì ragazzini delle prime sono tutti scoppiati, c’hanno tutti la stessa cultura, la testa non gliela cambi. Hanno tutti questa fissa con 50Cent e il gangsta rap, vogliono fare soldi veloci e si mettono a spacciare, fanno i duri e si rifugiano nel gruppo. Pensano che essere marocchini significhi spacciare. Vengono a scuola, vengono bocciati, poi si qua la scuola fa schifo, ma devi resistere sennò non combini niente nel tuo futuro. Ti sputano addosso se cerchi un lavoro senza qualifica adesso. Chi te lo dà il lavoro se non sai fare niente? Pure io ho dei problemi con dei professori alle Fioravanti, ma devi essere furbo, quelli con cui ce l’hai li lasci stare e in classe ti fai i cazzi tuoi, è inutile fargli la guerra perché perdi sempre tu. E invece loro questa cosa non riescono a capirla perché c’è sempre il fascino del pianoB: ti compri un panetto di fumo, lo dividi e inizia a spacciare, 5 euro a grammo. Questi sono scemi, pensano che così si arricchiscono e invece non dura, i soldi se li sputtanano e prima o poi finiscono al carcere del Pratello. Tu glielo puoi pure dire ma non ci riescono a credere, pensano sempre che per loro sarà un’altra storia.

(Tarak, 16 anni di origine marocchina)

 

Da Callari Galli M., Scandurra G., 2010, Stranieri a casa. Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti, Rimini, Guaraldi.

Ricerca condotta tra il febbraio 2007 e il febbraio 2009 che avuto per oggetto le pratiche di vita quotidiana di un gruppo di minori di origine straniera che vivono nel territorio comunale bolognese.

perché nelle classi mettono tutti gli sfigati insieme?

martedì, novembre 29th, 2011

No, che ci vado a fare a scuola? Ormai sono bocciato, me ne sto a casa a dormire… le Fioravanti non sono un posto normale, quella non è una scuola, non si fa sul serio, si capisce, anche i professori sanno che  lì stanno a perdere tempo. E poi nelle classi c’è sempre un casino incredibile. L’altro anno c’era in classe un ragazzo che non so, aveva dei problemi di testa; l’insegnante ce ne aveva pure parlato prima che arrivasse, gli è successo non so che cosa con la famiglia. Questo ogni tanto aveva degli scoppi, si metteva a urlare, a lanciare le cose, era un tipo violento. Dentro la classe non si faceva che fare rissa, come cazzo fai a concentrarti? Mi chiedo perché nelle classi mettono tutti gli sfigati insieme, non si riesce a fare niente, è una perdita di tempo così.

(Azzedine, 16 anni di origine marocchina)

 

Da Callari Galli M., Scandurra G., 2010, Stranieri a casa. Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti, Rimini, Guaraldi.

Ricerca condotta tra il febbraio 2007 e il febbraio 2009 che avuto per oggetto le pratiche di vita quotidiana di un gruppo di minori di origine straniera che vivono nel territorio comunale bolognese.

perché se sei straniero sei destinato a fare il muratore?

martedì, novembre 29th, 2011

A me mi ha rovinato mio padre perché diceva che non avevo la testa per andare in una scuola diversa e mi ha mandato alle Fioravanti, e io davvero la odiavo quella scuola con tutte le mie forze dal profondo del mio cuore, io odiavo la meccanica, odiavo fare l’idraulico, odiavo l’elettricista, fare tutti i lavori merdoni che ti toccano se vai lì. La mia professoressa di italiano delle medie mi diceva: “Latif se tu non vai a fare questa cosa sei un idiota”. Io mi chiedevo perché se sei straniero devi sempre fare o il falegname o l’elettricista, perché sei destinato a fare il muratore, perché non puoi studiare, che ne so, fare l’avvocato? Mi sarebbe piaciuto un casino fare l’avvocato, il mio sogno da sempre è stato fare l’avvocato, e lo è ancora.

(Latif, 17 anni di origine marocchina)

 

Da Callari Galli M., Scandurra G., 2010, Stranieri a casa. Contesti urbani, processi migratori e giovani migranti, Rimini, Guaraldi.

Ricerca condotta tra il febbraio 2007 e il febbraio 2009 che avuto per oggetto le pratiche di vita quotidiana di un gruppo di minori di origine straniera che vivono nel territorio comunale bolognese.