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	<title>Geoblog Percorsi Emotivi &#187; Marino Dalmonte &#8211; percorsi emotivi geoblog multiutente aperto Bologna</title>
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		<title>Marino Dalmonte</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 08:07:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>2B-Aldrovandi-Rubbiani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cos'hai scoperto]]></category>
		<category><![CDATA[Marino Dalmonte]]></category>
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		<description><![CDATA[Marino Dalmonte nacque ad Imola il 22 luglio 1923.Entrato nella resistenza emiliana, si era distinto in numerosissime azioni nella provincia di Bologna. Marino preferì morire arso vivo all&#8217;interno di un caseggiato circondato dai tedeschi piuttosto che arrendersi al nemico.Morì  insieme al compagno Rino Ruscello. Per questo motivo nel 1968 gli è stata assegnata la medaglia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marino Dalmonte nacque ad Imola il 22 luglio 1923.Entrato nella resistenza emiliana, si era distinto in numerosissime azioni nella provincia di Bologna.</p>
<p>Marino preferì morire arso vivo all&#8217;interno di un caseggiato circondato dai tedeschi piuttosto che arrendersi al nemico.Morì  insieme al compagno Rino Ruscello.</p>
<p>Per questo motivo nel 1968 gli è stata assegnata la medaglia d&#8217;oro al valore militare e gli è stata attribuita una strada a Bologna.  </p>
<p><div id="attachment_6302" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a class="pirobox_gall_post" title="Marino Dalmonte" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/05/P1050874.jpg"><img class="size-medium wp-image-6302" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/05/P1050874-300x200.jpg" alt="P1050874 300x200 Marino Dalmonte" width="300" height="200" title="Marino Dalmonte" /></a><p class="wp-caption-text">Marino Dalmonte</p></div>
<p>        </p>
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		<title>Il sepolcro dell&#8217;Abate Fortis</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 16:40:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Fortis]]></category>
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		<description><![CDATA[La Certosa non è solo teatro di amori immaginati, ma anche di amori veri, che possono sfociare in gesti estremi. Il testo proposto fa parte del volume “Amore e i sepolcri” di Davide Bertolotti, edito a Milano nel 1823. Bertolotti dopo aver descritto il suicidio sulla tomba della cantante Maria Brizzi, prosegue descrivendo un amore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Certosa non è solo teatro di amori immaginati, ma anche di amori veri, che possono sfociare in gesti estremi. Il testo proposto fa parte del volume “Amore e i sepolcri” di Davide Bertolotti, edito a Milano nel 1823. Bertolotti dopo aver descritto il suicidio sulla tomba della cantante Maria Brizzi, prosegue descrivendo un amore che più che sentito appare &#8216;di convenienza&#8217;: <br />“&#8230;men gagliardo fu il dolore che trasse una damigella Sofia parigina ad andare per molto tempo a sparger pianto sul sepolcro dell’Abate Fortis, bibliotecario di Bologna, di cui ell’era l’amica. Un erculeo amatore rasciugò in fin del conto le lagrime della sentimentale donzella.&#8221; Una parziale conferma di questa storia è presente anche nella guida Zecchi della Certosa, edita tra 1825 e 1828: “Monumento di Alberto Fortis padovano innalzatogli da Sofia Sellier di lui erede. Questo uomo assai benemerito delle Lettere, e delle Scienze fu in Bologna Bibliotecario dell&#8217;Università, Segretario dell&#8217;Accademia dell&#8217;Instituto, facondo scrittore di cose naturali; e lasciò di se tale memoria da essere sempre in onore presso coloro che sanno. Visse 62 anni, e morì li 21 Ottobre del 1803. Il monumento è dipintura del valente Luigi Cinni.”</p>
<div id="attachment_6120" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="L&#39;incisione che riproduce il monumento dell&#39;Abate Fortis nella guida Zecchi del 1825-28" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Fortis.jpg"><img class="size-medium wp-image-6120 " title="Il sepolcro dell'Abate Fortis" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Fortis-218x300.jpg" alt="Fortis 218x300 Il sepolcro dellAbate Fortis" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;incisione che riproduce il monumento dell&#39;Abate Fortis nella guida Zecchi del 1825-28</p></div>
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		<title>Le sculture: la &#8220;Desolazione&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 16:31:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[Cappella Gregorini Bingham]]></category>
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		<category><![CDATA[Desolazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Le sculture presenti nel cimitero non solo servono a ricordare volti e affetti delle famiglie bolognesi, ma spesso si trasformano in emblemi della cultura o ancor più si caricano di aspetti morali e storici. Nella cappella Gregorini Bingham è presente una delle versioni della celebre Desolazione, scolpita dal ticinese Vincenzo Vela, e datata 1875. Tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le sculture presenti nel cimitero non solo servono a ricordare volti e affetti delle famiglie bolognesi, ma spesso si trasformano in emblemi della cultura o ancor più si caricano di aspetti morali e storici. Nella cappella Gregorini Bingham è presente una delle versioni della celebre <em>Desolazione</em>, scolpita dal ticinese Vincenzo Vela, e datata 1875. Tale fu l&#8217;importanza di questa scultura che Antonio Fogazzaro vi dedicherà parole memorabili ne “Il Dolore nell&#8217;Arte – Discorso”, edito a Milano dalla Casa editrice Baldini e Castoldi nel 1901.</p>
<p><div id="attachment_6117" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="Desolazione. Cappella Gregorini Bingham, la scultura rappresenta la &quot;Desolazione&quot;, firmata dallo scultore Vincenzo Vela (1820-1891) in basso a sinistra" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Desolazione.jpg"><img class="size-medium wp-image-6117 " title="Le sculture: Desolazione" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Desolazione-239x300.jpg" alt="Desolazione 239x300 Le sculture: la Desolazione" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Desolazione. Cappella Gregorini Bingham, la scultura rappresenta la &quot;Desolazione&quot;, firmata dallo scultore Vincenzo Vela (1820-1891) in basso a sinistra</p></div>
<p>“&#8230;Una giovine donna, bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti cadenti, siede là sopra un alto seggio, piegato il busto gentile in avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni chiusi, fissi gli occhi torbidi nel vuoto. Il viso rivela una intelligenza forte che affonda nella follia. Nessuna cura stringe più costei nè del mondo né di sé. Nessun vivente presuma, per esserle stato caro, poterle recar conforto. <br />Ella non torcerebbe un momento gli occhi suoi avidi dalla visione di angoscia che la impietra; e tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno strido, avventarsi là dove guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il grande artista che le pose nome «Desolazione». (…) Ma non è nel vento, è sulle labbra silenziose della bella creatura di marmo che ci si disegna la prima parola del mistero. (…) S&#8217;ella fosse raffigurata nell&#8217;atto del pregare o del piangere, di una emozione insomma tenera e calda, si direbbe che l&#8217;attitudine sua genera il sentimento nostro; ma non è così. Il dolore e l&#8217;amore di lei, compenetrandosi a vicenda, si sono indurati in un&#8217;angoscia torva, senza tenerezza, senza fiamma. È forse la leggiadria del volto e del corpo che può tanto sopra di noi? No, la sua bellezza è troppo cupa, troppo sinistro il disordine dei suoi capelli e delle sue vesti. <br />La potenza sua fascinatrice è nella grandiosità del suo dolore impersonale, senza nome. <br />Ella non è una madre, non è un&#8217;amante, è il dolore stesso, è l&#8217;idea pura, fatta marmo, dell&#8217;universale dolore, del dolore che oscura presto o tardi ogni vita umana. (…) Pure, se io potessi evocare dai morti Vincenzo Vela, l&#8217;artefice sovrano, e interrogarlo, egli mi risponderebbe di non avere pensato mai a una bellezza del soffrire.”</p>
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		<title>La letteratura epigrafica: il Cippo Cornacchia</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 16:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Grande importanza riveste la ricca letteratura epigrafica, sia per la memoria collettiva, sia per gli affetti personali. Spesso i testi rientrano in una &#8216;letteratura funeraria&#8217; quasi standardizzata, ma spesso compaiono brani tragici, allegri o curiosi. Il Cippo Cornacchia, realizzato verso il 1890 dallo scultore Alessandro Massarenti nel Chiostro VII, racconta una delle storie più drammatiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande importanza riveste la ricca letteratura epigrafica, sia per la memoria collettiva, sia per gli affetti personali. Spesso i testi rientrano in una &#8216;letteratura funeraria&#8217; quasi standardizzata, ma spesso compaiono brani tragici, allegri o curiosi.</p>
<div id="attachment_6112" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="Il ritratto di Mario Cornacchia eseguito dallo scultore Alessandro Massarenti" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cornacchia1.jpg"><img class="size-medium wp-image-6112 " title="La letteratura epigrafica" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cornacchia1-205x300.jpg" alt="Cornacchia1 205x300 La letteratura epigrafica: il Cippo Cornacchia" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il ritratto di Mario Cornacchia eseguito dallo scultore Alessandro Massarenti</p></div>
<p>Il Cippo Cornacchia, realizzato verso il 1890 dallo scultore Alessandro Massarenti nel Chiostro VII, racconta una delle storie più drammatiche tra quelle documentate nel vasto catalogo di epigrafi e sculture del cimitero bolognese. Sul lato verso il portico l&#8217;iscrizione recita: <em>Qui giacciono Mario Cornacchia, poeta sorgente, nobile d&#8217;animo e d&#8217;ingegno, rapito a 20 anni all&#8217;arte all&#8217;amore. Silvia Ripa e Fortunato Cornacchia, coniugi, i quali non potendo sopravvivere all&#8217;adorato figliuolo, vollero insieme seguirlo nel sepolcro. Quante speranze quanto dolore quanta pietà, questo avello racchiude.</em> Sull&#8217;obelisco, in primo piano, è collocato il ritratto del figlio, mentre ai lati sono riprodotti, con crudo realismo, le fisionomie dei genitori dopo l&#8217;atto suicida. Su tutto si impone, come mesto guardiano e testimone, un bellissimo angelo che regge un cartiglio con la scritta Ars et Amor.</p>
<p><div id="attachment_6113" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="Il ritratto di Mario Cornacchia eseguito dallo scultore Alessandro Massarenti" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cornacchia2.jpg"><img class="size-medium wp-image-6113 " title="La letteratura epigrafica" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cornacchia2-224x300.jpg" alt="Cornacchia2 224x300 La letteratura epigrafica: il Cippo Cornacchia" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Lo scultore Alessandro Massarenti è chiamato a ritrarre anche i genitori dopo il gesto suicida</p></div>
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		<title>La Certosa e gli affetti personali</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 16:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[affetti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, non dedica solo ampio spazio alla Certosa come teatro di amori impossibili o quale luogo della memoria, ma anche quello degli affetti personali: “&#8230;Nell&#8217;asilo della morte è là ove meglio s&#8217;intende che cosa sia la vita. Oh quante audaci speranze, quanti sublimi pensieri, quante ambizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, non dedica solo ampio spazio alla Certosa come teatro di amori impossibili o quale luogo della memoria, ma anche quello degli affetti personali: <br />“&#8230;Nell&#8217;asilo della morte è là ove meglio s&#8217;intende che cosa sia la vita. Oh quante audaci speranze, quanti sublimi pensieri, quante ambizioni deluse o sodisfatte, quanto moto e clamore di affannate vicende, si ridussero in silenzio sotto un palmo di terreno! Ma quel silenzio ha un&#8217; anima; e dove son tombe ivi è tuttavia alta ragione di esistenza. Lor mercè la presente generazione corrisponde con quelle che passarono e passarono: un arcano legame congiunge la creta animata con quella che fu, la creta che parla e si agita in dolorose e continue vicissitudini d&#8217;odio e d&#8217;amore, con quella Che ha cessato di soffrire e riposa. E quando una pietra sia posta per consacrare la ricordanza di virtù Cittadine, e l&#8217;arte umana co&#8217; sovrani lavori sopra vi renda immortale la sembianza dei prodi, o vi scolpisca china la fronte, spenta la face, dimesse le ali, il genio dei sepolcri che piange, allora dai sacri marmi il sentimento della patria e della religione alte ed arcane cose favella, e i figli ed i nipoti quivi possono ispirarsi al nobile esempio dei padri &#8211; Vuoi tu vedere se forte e grande sia un popolo? guarda alle sue tombe. (…)</p>
<div id="attachment_6107" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="Santino funerario bolognese della seconda metà dell&#39;800" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_clelia3-1.jpg"><img class="size-medium wp-image-6107  " title="La Certosa e gli affetti personali" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_clelia3-1-198x300.jpg" alt="Cimitero clelia3 1 198x300 La Certosa e gli affetti personali" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Santino funerario bolognese della seconda metà dell&#39;800</p></div>
<p>Nello spazioso campo che sta in mezzo del perfetto riquadro di logge superbe, hanno tumulo i fanciulli che non toccarono il settimo anno della età: felici che della vita non videro che l&#8217;aurora! Il terreno è sparso all&#8217;intorno di erbe odorifere e di vaghi mirteti, e sulla lapide che li ricopre fa malinconica e dolce ombra il salice, i cui rami, simbolo delle lagrime, s&#8217;abbassano tino a lambire il giallo fiore che sorge agli orli della pietra. Sotto quel salice, tra quella pioggia di rami, sciolta le treccie, in atto di dolore tu veder puoi in quel dì la desolata madre che prega e sospira al pargoletto cui la morte, ahi troppo crudelmente, le rapì dal seno innamorato: e forse a lei d&#8217; accanto v&#8217;è inginocchiato un fanciullo che ha lunga e inanellata la chioma d&#8217;oro, che tien piegate le mani, e col zaffiro degli occhi al cielo rivolto, sorride &#8211; sorride al fratello che il guarda dal Paradiso. L&#8217; innocenza sta in mezzo circondata dalla virtù. Il grandioso portico, abbellito d&#8217;una tribuna che è detta la cappella dei suffragi, nelle faccie di ogni arco mostra magnifici monumenti innalzati a coloro che più si distinsero per esemplar vita, per dignità, e per qual si voglia maniera di studi e di arti. l monumenti dei Caprara, dei Malvezzi, degli Albergati, dei Zambeccari sovra gli altri cospicui primeggiano.”</p>
<p><div id="attachment_6108" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="Santino funerario bolognese della seconda metà dell&#39;800" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_clelia3.jpg"><img class="size-medium wp-image-6108 " title="La Certosa e gli affetti personali" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_clelia3-199x300.jpg" alt="Cimitero clelia3 199x300 La Certosa e gli affetti personali" width="260" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Santino funerario bolognese della seconda metà dell&#39;800</p></div>
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		<title>L&#8217;importanza della Certosa</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 16:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, dedica ampio spazio alla Certosa sia come teatro di amori impossibili, sia quale luogo della memoria e degli affetti cittadini. Il brano qui proposto descrive l&#8217;importanza collettiva che rivestiva il luogo, in maniera molto più sentita di oggi:“Superbo e senza pari maraviglioso il principale ingresso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, dedica ampio spazio alla Certosa sia come teatro di amori impossibili, sia quale luogo della memoria e degli affetti cittadini. Il brano qui proposto descrive l&#8217;importanza collettiva che rivestiva il luogo, in maniera molto più sentita di oggi:<br />“Superbo e senza pari maraviglioso il principale ingresso della Certosa! Quelle due grandi ali di porticati che in lunga fronte si distendono, e della immensità del recinto fan fede; quei grandi e doppi cancelli dai quali il più vasto claustro si vede, non che parte del secondo detto dei monumenti; quelle cime di funerei cipressi che, sormontando le mura, sembrano mestamente sospirare al cielo; da un lato il campanile della chiesa di s. Girolamo che svelto e leggiero s&#8217;innalza; nell&#8217;indietro la vasta scena dei colli che s&#8217;aprono da un lato a guisa di ampio anfiteatro; più lungi i portici che fan via alla Beata Vergine di s. Luca, é pittorescamente s&#8217;innalzano su pel monte nella cui sommità siede quel tempio maestoso, formano una vista tra incantevole e veneranda che tutta l&#8217;anima commuove. Ed un profondo sentimento di religiosa pietà la riempie all&#8217;entrare nel sacro e grandioso recinto. Qui claustri entro claustri, e chiostri e loggiati interminabili informati da doppio e lungo ordine di marmoree colonne; e spaziosi e fioriti campi dove sui sacri tumoli s&#8217;avvicendano le croci; e leggiadre e sempre verdi siepi che attorniano i terreni e vi fan laberinto d&#8217;intrecciati viali; e pure onde di ruscelli che scorrono lamentose tra i fiori e tra l&#8217;erba. Qui celle, e recinti, e cappelle di varia costruzione; sepolcri sopra e sotto la terra; innumerevoli e splendidi monumenti, e simulacri, ed urne, e lapide ed iscrizioni di ogni maniera. Qui la sala delle Tombe e quella della Pietà; qui il Panteon degli uomini illustri, e qui tutto quanto de&#8217; suoi orrori dispoglia la morte, anzi te la fa si bella apparire che tra dolce e malinconico quasi te ne mette nell&#8217;animo un desiderio»</p>
<p><div id="attachment_6104" class="wp-caption alignnone" style="width: 370px"><a class="pirobox_gall_post" title="Ercole Gasparini (1771-1829), Veduta della Cappella de&#39; Suffragi nel Cimitero Com.e di Bologna, 1811 ca. Bologna, Collezione Privata" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_clelia2.jpg"><img class="size-medium wp-image-6104 " title="L'importanza della Certosa" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_clelia2-300x223.jpg" alt="Cimitero clelia2 300x223 Limportanza della Certosa" width="360" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">Ercole Gasparini (1771-1829), Veduta della Cappella de&#39; Suffragi nel Cimitero Com.e di Bologna, 1811 ca. Bologna, Collezione Privata</p></div>
<p>E v&#8217;è perfino l&#8217;antica chiesa dei Certosini, famosa per gotica architettura, dove, dopo le meste idee del cimiterio, il visitatore può aprir l&#8217;animo a quelle care consolazioni di che la religione di Cristo tanto tiene in isperanza l&#8217;uom giusto. (…) E benedetto sia colui che prima immaginò di togliere dal chiuso dei templi i cadaveri, il cui lezzo si confondeva al sacri profumi dell&#8217;incenso e della mirra, e quindi spargevasi per le città ad ammorbare i viventi. Io non potrei (parmi) dormire il sonno della morte nelle mifitiche e buje caverne di un sotterraneo dove il verme de|la putredine è rè, e me beata, se all&#8217;aere aperto una fresca e povera zolla mi ricoprirà su cui possa aver libera vita il fiorellino dei campi. (…) I due amici che noi lasciammo per la via della Certosa, facendoci innanzi per dominarla tutta d&#8217;un guardo, già colla moltitudine vi sono entrati dalla sontuosa Porteria degli ex monaci Certosini che le serve oggi d&#8217;ingresso; già si trovano sotto la magnifica loggia che fa ufficio di calcidica fra le sale del medio evo, il grande Colombario, le sotteranee tombe dei Gommi, il Panteon degli uomini illustri, e l&#8217;ingresso al gran chiostro de&#8217; monumenti; e già essi si avanzano con le più scelte brigate in questo bellissimo chiostro, dove scultori, pittori ed architetti fecero a prova onde mostrare quanto potevano nel rinvenimento del bello all&#8217;arte loro relativo.”</p>
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		<title>La settimana dei morti</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 15:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, dedica ampio spazio alla Certosa sia come teatro di amori impossibili, sia quale luogo della memoria e degli affetti cittadini. Il brano qui proposto descrive l&#8217;affluenza dei bolognesi durante la settimana dei morti, in cui il cimitero era aperto a tutti:“&#8230;oltrepassando la chiesa di s. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, dedica ampio spazio alla Certosa sia come teatro di amori impossibili, sia quale luogo della memoria e degli affetti cittadini. Il brano qui proposto descrive l&#8217;affluenza dei bolognesi durante la settimana dei morti, in cui il cimitero era aperto a tutti:<br />“&#8230;oltrepassando la chiesa di s. Paolo di Ravone incontrarono la croce a cui è sovrapposta una mano che alla diritta indica una campestre via, e messisi in questa, s&#8217;incamminarono al pubblico cimitero. Sotto il nuovo e magnifico portico che cominciando alla metà di quello della Madonna di s. Luca, conduce per una linea di duecento archi fino alla Certosa, a passo lento e dimesso muovono persone in diversi gruppi, &#8211; padri e madri coi loro figliuoli, poveri mescolati coi ricchi, popolani, artigiani e nobili signori; e v&#8217;era pur fra loro girovaga una gioventù, che come sempre avviene, andava dietro al concorso, e dimenticando la gravità della cerimonia, e poco pensando che traeva al luogo dove fra breve essa pure non sarebbe che terra in fra terra, pigliava cagione: di sollazzevoli allettamenti, e col pensiero, e col guardo, e talora anco colle parole folleggiava di amore. Fuori del portico, lungo lo stradone si vedevano diverse maniere di carrozze, alcune delle quali accomodate alla circostanza e spoglie dello usato brio; e dentro v&#8217;erano vestite a lutto dame e donzelle, le cui candide sembianze dal nero abbigliamento prendevano risalto novello.”</p>
<div id="attachment_6097" class="wp-caption alignnone" style="width: 370px"><a class="pirobox_gall_post" title="Vista degli archi della Certosa e del Meloncello. Dall&#39;articolo &quot;Cimitero comunale di Bologna&quot; apparso sulla rivista torinese &quot;Il Mondo Illustrato&quot; del 21 agosto 1847" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_Clelia1.jpg"><img class="size-medium wp-image-6097 " title="La settimana dei morti" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Cimitero_Clelia1-300x212.jpg" alt="Cimitero Clelia1 300x212 La settimana dei morti" width="360" height="243" /></a><p class="wp-caption-text">Vista degli archi della Certosa e del Meloncello. Dall&#39;articolo &quot;Cimitero comunale di Bologna&quot; apparso sulla rivista torinese &quot;Il Mondo Illustrato&quot; del 21 agosto 1847</p></div>
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		<title>Amori cimiteriali</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 15:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<description><![CDATA[La Certosa non è solo teatro di amori immaginari, ma anche di passioni molto più terrene. Alessandro Cervellati dedica a sua moglie un bel volumetto ricco di storie e di aneddoti sul cimitero &#8211; La Certosa bianca e verde &#8211; edita a Bologna dalla casa editrice Tamari nel 1967. Tra le notizie curiose compare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Certosa non è solo teatro di amori immaginari, ma anche di passioni molto più terrene. Alessandro Cervellati dedica a sua moglie un bel volumetto ricco di storie e di aneddoti sul cimitero &#8211; <em>La Certosa bianca e verde</em> &#8211; edita a Bologna dalla casa editrice Tamari nel 1967. Tra le notizie curiose compare la segnalazione di un articolo apparso sul Resto del Carlino del 19 agosto 1909:<br />“Alcuni manovali avevano notato l’assiduità di un giovane prete &#8216;un moretto vestito con eleganza&#8217; che era solito indugiare nei chiostri silenziosi e nelle gallerie sotterranee. Negli stessi giorni, qualche minuto dopo entrava sempre una giovane signora, bella di aspetto, gentile, in compagnia di una bimbetta di tre o quattro anni. La guardia municipale Bernasconi, divenuto sospettoso, travestita da muratore, si appostò nell’attesa, quando, verso le undici, i due e la bimbetta entrarono da ingressi diversi e, mentre la bimba saltellava per proprio conto, parve al Buscaroli che i due si baciassero. Li fermò e li condusse all’ufficio del Custode, e chiamando telefonicamente il capo delle guardie. La signora fu fatta uscire dalla porta secondaria ed il prete si ebbe i fischi dei muratori e dei becchini.”</p>
<div id="attachment_6093" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><a class="pirobox_gall_post" title="Una elegante coppia a passeggio nel cimitero in un particolare delle vedute della Certosa edite da Giovanni Zecchi nel 1829" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Amori_cimiteriali.jpg"><img class="size-medium wp-image-6093 " title="Amori cimiteriali" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Amori_cimiteriali-237x300.jpg" alt="Amori cimiteriali 237x300 Amori cimiteriali" width="260" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Una elegante coppia a passeggio nel cimitero in un particolare delle vedute della Certosa edite da Giovanni Zecchi nel 1829</p></div>
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		<title>Chiostro VII</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 15:50:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Zannoni]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[Chiostro VII]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Ceri]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La costruzione di nuove sale, chiostri e gallerie nel corso di 150 anni vedrà il contributo del meglio della cultura architettonica bolognese, e non solo. L&#8217;importanza di questi cantieri era tale che spesso furono causa di roventi polemiche sullo stile, sull&#8217;igiene, sul rispetto della memoria. Un caso eclatante fu quello della costruzione del Chiostro VII, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La costruzione di nuove sale, chiostri e gallerie nel corso di 150 anni vedrà il contributo del meglio della cultura architettonica bolognese, e non solo. L&#8217;importanza di questi cantieri era tale che spesso furono causa di roventi polemiche sullo stile, sull&#8217;igiene, sul rispetto della memoria. Un caso eclatante fu quello della costruzione del Chiostro VII, progettato da Antonio Zannoni. A criticarne l&#8217;operato sarà innanzitutto Giuseppe Ceri, che verrà a sua volta sbeffeggiato senza riguardo dalla rivista umoristica bolognese Ehi! cha&#8217;l scusa&#8230;, di cui ne riportiamo alcuni brani.</p>
<div id="attachment_6167" class="wp-caption alignnone" style="width: 370px"><a class="pirobox_gall_post" title="Certosa di Bologna, Chiostro VII, 1883. Il progetto si deve ad Antonio Zannoni (1833-1910)" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Chiostro_VII.jpg"><img class="size-medium wp-image-6167 " title="Chiostro VII" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Chiostro_VII-300x210.jpg" alt="Chiostro VII 300x210 Chiostro VII" width="360" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Certosa di Bologna, Chiostro VII, 1883. Il progetto si deve ad Antonio Zannoni (1833-1910)</p></div>
<p>Ehi! cha&#8217;l scusa&#8230; Bologna, 22 novembre 1884 n. 47 anno 5<br /><em>“Il Chiostro n. 7. Seguito al “Fiacre n. 13” di Saverio Montevud</em>. <br />Una rabbia di sole meridiano incombeva sulle campagne e sul bianco polveroso delle strade. Dalle acque stagnanti e melmose veniva su una nebbia grassa, fumante che perdevasi in istriscie gialle come lamine fulve circondanti la faccia del sole d&#8217;oro matto. Un silenzio afoso prepondeva all&#8217;intorno. Come dovevano essere felici i mori in quel tepore meridiano! Nessuno per le vie e pei campi deserti. Il solo ing. Ceri vagava circospetto colla sua tuba e il suo lungo stifelius, che al sole meridiano avevano lampi e guizzi di oro matto. Brasachof chiamato Brasa in Italia, il figlio delle steppe russe che ha nelle vene il sangue dei Vandali, dei Nichilisti e degli iconoclasti, il cui programma è “morto e distruzione distruzione e morte!” vide il Ceri, si ammiccarono, si strinsero la mano. Erano fatti per intendersi. Ceri fu introdotto – le porte si spalancarono davanti a lui come per incanto. Era corso fra loro un patto diabolico di distruzione e di strage. Le corone artificiali dovevano essere immolate e la Stella d&#8217;Italia, con uno de&#8217; suoi raggi che sembran sogghigni di scherno, avrebbe illuminato la canizie del Sindaco e la euritmica tetraggine del luogo. Brasa e Ceri avevano in essa guardato e si erano compresi!!! Ceri si fermò davanti ad una portucola che dal Chiostro N. 7 metteva, valicando un vicolo – rigagnolo, nel Chiostro Monti. Quale vista! Io griderò ai quattro venti, disse Ceri che le colonne d&#8217;un Chiostro non infilavano quelle dell&#8217;altro – ciò è orribile. Tubertini e Dall&#8217;Olio non le hanno infilate&#8230; Sono ancora in tempo di rendere una grande giustizia – gli ignobili dell&#8217;Ufficio di Edilità dovranno tremare alla luce di Ceri e al fuoco di Brasa. E&#8217; notte, la luna d&#8217;argento matto illumina i muri della Certosa che lampeggiano lampi di cobalto ed anche un poco di rame. L&#8217;aria profumata dà dei baci di vitriolo alle piante che fremono e si attorcicliano come serpi in amore. I due piagnoni alle colonne d&#8217;entrata al Camposanto ravvolti nei loro mantelli lugubri sembrano due fotografi in azione. Tutto è silenzio – i pippistrelli solo svolazzano, svolazzano zirlando e tracciando vicoli che vanno man mano restringendosi attorno alla tuba dell&#8217;ing. Ceri nascosto fra le tombe del Chiostro N. 7. Allo scoccare della mezzanotte – quattro uomini dalle faccie sinistre appaiono sulla portuncola ed illuminano quattro facce ed altrettanto sinistre di muratori senza franchi con fiaccole che danno fiamme di sangue aranciato. Dio degli dei – terrore d&#8217;averno – brutalità della forza – orrore – maledizione esclama Ceri. Essi chiudono – i manigoldi! &#8211; la portucola; il pubblico non vedrà domani che le colonne non si infilano più. &#8211; Io sono disonorato!.. Pronunciate queste ultime parole Ceri svenne, ma le sue voci corsero portate sulle ali dei venti certosini che si sprigionarono tra le tombe ove eran rimasti tanti anni. L&#8217;indomani Burzi Medardo e Gino Calzoni e coi loro occhi si accertarono che la portucola era stata chiusa – Da chi? &#8211; perché quella nicchia se non doveva essere che un pietra-intaglio? Si temette vi fosse stato murato tutt&#8217;ora vivente il Ceri ma così non fu&#8230; Burzi tremò – tremò fino Calzoni e finalmente andò la Commissione edilizia – Azzolini – Samoggia – Faccioli ecc. ma dissero che sarebbero tornati a vedere, tanto i fiacres sono pagati. Ognuno dei fiacre che li conduceva aveva il N. 13 Fatalità! Fatalità!</p>
<p><em>Pizz e bccòn&#8230; (…)</em> <br />Circola per la città una protesta, che noi pure abbiamo firmata, contro il famoso editto Municipale che vietava le corone alla Certosa&#8230; Questa protesta va riempendosi di un numero considerevole di firme. Che cosa risponderà la nostra benemerita Giunta Municipale innanzi ad essa?; sarà ascoltato il reclamo? Ci vuol pure tanto bene, che per proteggere la nostra salute&#8230; ha fatto affogare nel canale.. perfino i melloni e i fichi!</p>
<p>Ehi! Ch&#8217;al scusa.. Bologna, 28 febbraio 1885 n. 9 anno 6<br /><em>Pel Claustro N. 7!!!.</em> <br />Alcuni ingegneri ci hanno mandato questa lettera che noi dedichiamo interamente all&#8217;ing. Ceri. “(&#8230;) scrivemmo tempo fa una lettera al sig. Ceri dimostrando che se pure vi era qualche pecca nel famoso Claustro VII era però rimediabile, ed anzi si sarebbe fatto peggio se si fossero eseguite le modificazioni progettate dal Ceri (…). Non si comprende l&#8217;arabattarsi che Ella fa pel famoso Claustro VII della Certosa, poiché anche ammesso che vi si trovi qualche difetto il rimedio che Ella proporrebbe sarebbe peggiore del male. Infatti il prospetto del Claustro, come ognuno può vedere formato da colonnato corinzio, abbenchè abbia una piccola porta nel mezzo, piace egualmente ed ha del grave e del maestoso. E se tale colonnato si dovesse smuovere per accomodarlo alla costruzione di quel quid di lucernario o frontone da Ella progettato ne verrebbero alterate le proporzioni e ne risulterebbe un ibridismo. Insomma non si potrà mai negare che le forme del prospetto del Claustro VII sieno della più pura architettura greco-romana e però classiche, e che tutto verrebbe alterato aggiungendovi un frontone che non sarebbe secondo le regole. Poiché qui solo starebbe bene il timpano greco e non altro, <em>e sfidiamo chichessia a smentirci</em>. Creda bene sig. Ceri che è meno male una porta piccola che un prospetto barocco. Con rispetto Della S. V. Devotissimi Alcuni Ingegneri architetti</p>
<p>Bologna, 30 maggio 1885 n. 27 anno 6<br /><em>Le disgrazie de l&#8217;ing. Ceri.</em><br />&#8230;Dopo così grande risultato l&#8217;ing. Ceri si è occupato di musica – con ugual successo – e tanto per non lasciare l&#8217;abitudine ha rifatto per suo conto il Claustro N. 7 della Certosa e il suo disegno a suscitato tanta commozione nell&#8217;animo della giunta che i lavori sono seguitati come prima e l&#8217;ing. Ceri ha parlato al vento. (&#8230;)</p>
<p><div id="attachment_6166" class="wp-caption alignnone" style="width: 370px"><a class="pirobox_gall_post" title="Certosa di Bologna, Chiostro VII, 1883. Il progetto si deve ad Antonio Zannoni (1833-1910)" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Ceri.jpg"><img class="size-medium wp-image-6166 " title="Chiostro VII" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Ceri-300x186.jpg" alt="Ceri 300x186 Chiostro VII" width="360" height="223" /></a><p class="wp-caption-text">La lapide dedicata a Giuseppe Ceri nel corridoio nord della Galleria Annessa al Chiostro IX</p></div>
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		<title>Elisabetta Sirani</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 15:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elisabetta Sirani]]></category>
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		<description><![CDATA[La Certosa con la sua storia plurisecolare fu meta privilegiata del visitatore in città. Già dal seicento alla sua rilevante decorazione pittorica furono dedicate descrizioni a stampa. Tra i grandi autori bolognesi compare anche la pittrice Elisabetta Sirani (1638-1665), che fu chiamata ad eseguire diverse opere, tra cui anche il suo capolavoro, il grandioso Battesimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Certosa con la sua storia plurisecolare fu meta privilegiata del visitatore in città. Già dal seicento alla sua rilevante decorazione pittorica furono dedicate descrizioni a stampa. Tra i grandi autori bolognesi compare anche la pittrice Elisabetta Sirani (1638-1665), che fu chiamata ad eseguire diverse opere, tra cui anche il suo capolavoro, il grandioso <em>Battesimo di Cristo</em>, che ancora si ammira nella Chiesa di san Girolamo.</p>
<p><div id="attachment_6160" class="wp-caption alignnone" style="width: 264px"><a class="pirobox_gall_post" title="Un fantastico autoritratto di Elisabetta Sirani comparso nell&#39;articolo &quot;Cimitero comunale di Bologna&quot;, della rivista torinese &quot;Il Mondo Illustrato&quot; del 21 agosto 1847" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Sirani_Elisabetta1.jpg"><img class="size-medium wp-image-6160 " title="Elisabetta Sirani" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Sirani_Elisabetta1-212x300.jpg" alt="Sirani Elisabetta1 212x300 Elisabetta Sirani" width="254" height="360" /></a><p class="wp-caption-text">Un fantastico autoritratto di Elisabetta Sirani comparso nell&#39;articolo &quot;Cimitero comunale di Bologna&quot;, della rivista torinese &quot;Il Mondo Illustrato&quot; del 21 agosto 1847</p></div>
<p>Il testo più significativo dedicato al monastero è certamente <em>La Certosa di Bologna descritta nelle sue pitture</em>, edita da Luigi Crespi nel 1772. L&#8217;autore non manca di descrivere le varie opere della Sirani, aggiungendovi anche alcune notizie biografiche e di costume: “&#8230;La figlia del già nominato Giovan- Andrea, la rinomatissima Elisabetta Sirani fu la pittrice del gran Quadro compagno (…); e come vi scrisse il suo nome, così ritrasse se stessa in una delle Sante laterali, ed è quella, che guarda il cielo.”</p>
<p><div id="attachment_6161" class="wp-caption alignnone" style="width: 370px"><a class="pirobox_gall_post" title="Un fantastico autoritratto di Elisabetta Sirani comparso nell&#39;articolo &quot;Cimitero comunale di Bologna&quot;, della rivista torinese &quot;Il Mondo Illustrato&quot; del 21 agosto 1847" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Sirani_Elisabetta2.jpg"><img class="size-medium wp-image-6161 " title="Elisabetta Sirani" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2012/04/Sirani_Elisabetta2-300x219.jpg" alt="Sirani Elisabetta2 300x219 Elisabetta Sirani" width="360" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Elisabetta Sirani (1638-1665), il &quot;Battesimo di Cristo&quot;, 1658. Certosa di Bologna, Chiesa di San Girolamo. Foto Oriana Palermo</p></div>
<p>A distanza di secoli il testo viene ripreso da Davide Bertolotti nella rivista “Il Ricoglitore” del 1823, aggiungendovi pathos e sentimento di gusto romantico: “Di molti insigni quadri questa chiesa è fregiata, tra i quali più particolarmente mi fermò gli occhi e il pensiero quello di Cristo al Giordano, opera di Elisabetta Sirani nel suo ventesimo anno. Sei anni dopo l&#8217;infelice perì di veleno, amministratole dalla sua ancella. In una santa di un quadro laterale Elisabetta ritrasse se stessa, ed al cielo pietosamente rivolti ha gli occhi di vaga donzella, come se consapevole già fosse di dover così per tempo salire a quell&#8217;immortale soggiorno.”</p>
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