<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" >

<channel>
	<title>Geoblog Percorsi Emotivi &#187; La costruzione del porticato per la Certosa &#8211; percorsi emotivi geoblog multiutente aperto Bologna</title>
	<atom:link href="http://percorsi-emotivi.com/tag/memoria/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://percorsi-emotivi.com</link>
	<description>Geoblog multiutente aperto</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Feb 2012 20:35:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>La costruzione del porticato per la Certosa</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/la-costruzione-del-porticato-per-la-certosa-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/la-costruzione-del-porticato-per-la-certosa-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:44:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4556</guid>
		<description><![CDATA[Il passo più lungo dedicato da Francesco Majani alla Certosa nel suo Diario delle cose principali&#8230; (pubblicato a cura di A. Varni, Venezia, Marsilio, 2003), è nei suoi appunti, e come sempre memorie storiche e personali si sovrappongono continuamente: Sempre nelli primi anni di questo Secolo. Certe persone inteligente andando al Santuario di San Lucca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il passo più lungo dedicato da Francesco Majani alla Certosa nel suo <em>Diario delle cose principali&#8230;</em> (pubblicato a cura di A. Varni, Venezia, Marsilio, 2003), è nei suoi appunti, e come sempre memorie storiche e personali si sovrappongono continuamente: <em>Sempre nelli primi anni di questo Secolo. Certe persone inteligente andando al Santuario di San Lucca, quanto ebbero salite due ratte al disopra del Meloncello si fermarono guardando al Cimitero della Certosa, e vedendo la pocca distanza che vi era dal Meloncello alla Certosa fra loro dissero che per comodo dei forestieri starebbe bene un Porticato che là conducesse, manifestarono questo loro pensiere ad un Certo Dettemani oppure Dettamani il quale era un Collettore di diverse Compagnie, molto conosiuto da tutti, ed’era un Factotum della Città. Questo abbracciò il progetto e cominciò a manifestarlo a tutti quelli che li portava le polize per sentire il parere di tutti, facendo una racolta mensile se avessero contribuito. Lui conobbe nel generale che era una cosa agradita e che quasi nessuno si rifiutava, di maniera che lui fece coraggio ai promottori di questa impresa i quali si collegarono assieme formando una Deputazione col suo depositario e il Dettemani era il Collettore per la racolta di questo lavoro. Pensarono di formare tante ugnoni clasificate e che ogniuna avesse il loro capo. Cominciarono dalle Amministrature, dagli Avvocati, dai Procuratori, Medici e Chierurgi, Speziali e Droghieri, Mercanti e Merciai, Ebanisti e Falegnami, Fabbri ed’Ottonari, Calzolari, Macellari e Tripari, Battirame e Morsari, Sartori e Sartrice, Serve e Servitori, Cochieri e Staloni, ec La racolta andava benissimo che subito fu fatta la pianta dal Ingeniere, fu comprato il suolo dai Possidenti sia per la larghezza della Strada che del portico, e imediatamente fu messo mano al gran lavoro, il quale andò alla lunga, la spesa riessiva vistosa si si rafredavano li contribuenti di maniera tale che il lavoro non era ancora alla mettà che fu tralassiato, e passò qualche Anno senza piu pensarvi, che veramente era una cosa vergognosa per li Bolognese. Ma Iddio ispirò il Proffessore Valeriani a fare Testamento nel quale lassò una Cospicua Somma di Migliaja di Scudi per tirare avanti e tirare avanti e terminare il sudetto lavoro, non solo, ma ancora lassiò un fondo per la manutenzione. Vomo benemerito per la nostra Città che se non era lui che gli stasse a Cuore quel lavoro cominciato e non finito, chi sa chi lo vedeva terminato. Nell’anno 1801 fu decretato il Convento della Certosa dovesse servire per il Cimitero Comunale, perchè tutti li Morti della Città andavano sepeliti nelle Arche sotteranee delle rispettive loro Parrochie, Il primo che spianò il nuovo cimitero fu un Fornajo. Il primo custode che andiede a dimorarci colla sua famiglia, fu Gio: Battista Brasa il quale era guardino della Chiesa delle Monache di Santa Margherita che alla sua disfatta questo Vomo era rimasto a spasso, e questo impiego che gli fu dato veramente fu addatato alla persona perchè disimpegnava il suo Uffizio con un Impegno e zelo il piu grande, unitamente al primo Deputato della Comune certo Signor Francesco calori che per molti Anni furono loro li direttori per l’impianto e andamento di quel nuovo Cimitero, che con landata delli Anni avendo sempre fabbricato ed’abbilito quel vasto loccale, e con li Depositi aquistati dai diversi proprietari che li primi Anni li Dipingevano cge guadagnavano li Pittori, ma ora debbono essere di riglievo in Marmo cge guadagnano li Scultori, il qual locale è la Meraviglia dei Forestieri e che fa molto onore ai Bolognesi. Nel 1808 che jo facevo il tapeziere con Aretusi e conoscendo il sudetto Gio: Batta Brasa, un giorno che andiedi alla Certosa sia il Brasa che il Sig.r Calori mi pregarono che avessi fatto due portiere di tela gialla a gratis per le due finestre della Cappella nuova interna ovve hanno collocata la Madonna delle Asse che esiste ancora presentamente che io le feci dette due portiere ec. Doppo la Morte del detto Custode Gio: Batta Brasa, che si era disimpegnato con tanto onore ed’attività come ho detto nell’Impianto di quel nuovo Cimitero, gli successe suo figlio Giuseppe il quale era ancora piu bravo di suo Padre masimamente per legger e scrivere e tener dietro all’Archivio, che ha servito per molti Anni sino che la sua salute lo ha favorito, ma infermandosi per una paralasi non era piu abile al disimpegno del suo Uffizio, che lo surogò suo figlio Rafaelle il quale ocupa il posto di sopraintendente alle Tumulazioni che non si sepelisse un Morto senza la sua presenza, con l’incarico di tener dietro al Registro dell’Archivio, il quale essendo nato la entro, ha fatto una certa pratica masimamente in tante Centinaja di Depositi che vi sono, che lui vi sa dire la posizione ovve e sepolto il tale. E questo Raffaelle nell’Anno 1855 per la strage del Colera ebbe un molto che fare, tutte le Mattine essere presente alla sepoltura di tanti infelici, eppure non li fece niente il contatto di tanti Morti di quella malatia che lui ha goduto una perfetta salute. Sino che campò il Nono sud.o Gio: Btta non vi era bisogno che vi fosse un interprete che sapesse le lingue, perche non era ancora Ampliato, ed’era lui che faceva da dimostratore ai forestieri che prendeva molte mancie che era la sua risorsa oltre la paga del suo Impiego. Ma doppo la Comune pensò di fare un Custode che sapesse le lingue, dandoli la entro un quartiere con la sua paga e fu tolto ai Brasa il tittolo di Custodi dandogli quello come ho detto di Sopraintendente alle Tumulazioni ec.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="pirobox_gall_post" title="" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/6_Sibaud_1837a.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4557" title="Sibaud 1837" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/6_Sibaud_1837a.jpg" alt="6 Sibaud 1837a La costruzione del porticato per la Certosa" width="693" height="483" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/la-costruzione-del-porticato-per-la-certosa-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4956322 11.3104572</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>Le sepolture alla Certosa</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/le-sepolture-alla-certosa-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/le-sepolture-alla-certosa-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:32:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[sepolture]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4550</guid>
		<description><![CDATA[Nei due pilastri del Chiostro Terzo corrispondenti al varco verso il Chiostro V o Maggiore sono murate due lapidi con una breve epigrafe latina. Ambedue datate all’aprile del 1801 ci informano che Maddalena Brunini, tessitrice, morì a cinquantatré anni, mentre Giuseppe Sarti, fornaio, abbandonò il mondo dei vivi a cinquanta anni. Le due memorie furono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nei due pilastri del Chiostro Terzo corrispondenti al varco verso il Chiostro V o Maggiore sono murate due lapidi con una breve epigrafe latina. Ambedue datate all’aprile del 1801 ci informano che Maddalena Brunini, tessitrice, morì a cinquantatré anni, mentre Giuseppe Sarti, fornaio, abbandonò il mondo dei vivi a cinquanta anni. Le due memorie furono collocate dal Municipio in ricordo dei due primi bolognesi sepolti nella Certosa dopo l’inaugurazione del camposanto, poiché nulla rimase delle sepolture originarie. In effetti le due salme erano collocate poco distante, nel Chiostro V o Maggiore e, come rimase in uso molto a lungo, per le sepolture a terra non era previsto alcun segno esteriore, essendo vietata di fatto la posa di lapidi e ricordi voluminosi. Illuminante in tal senso il resoconto tratto dai ricordi di Francesco Majani, il quale nel suo <em>Diario delle cose principali&#8230;</em> (pubblicato a cura di A. Varni, Venezia, Marsilio, 2003), ricorda come nel 1849 chiese lo spostamento della salma della moglie di suo zio Sebastiano <em>sepolta nel prato fra le altre donne.</em> Proseguendo nel racconto scrive come <em>andai dunque la mattina presto alla Certosa, andassimo nell&#8217;Archivio a vedere dove doveva essere, Subito due o trè vuomini chiamati li Fossini andarono a fare la bucca a quel numero della pietra che era piantata la in mezzo a quel prato, (&#8230;) Ma si Signore; che non sbagliarono un ette, e così viddi che tengano li suoj Registri veramente con esattezza.</em> Le tumulazioni per le persone indigenti che non potevano permettersi una tomba perpetua, erano comunque garantite dal Municipio il quale, diversamente da quanto era successo per secoli nei cimiteri cittadini, garantiva una sepoltura dignitosa e non entro fosse comuni in cui man mano si aggiungevano i corpi, coprendoli poi con un poco di calce e di terra. Il divieto di porre lapidi veniva compensato curando le aree come giardini, in cui si seminavano fiori. I chiostri assumevano così l&#8217;aspetto di giardini curati attorniati da logge in cui si potevano ammirare decine di monumenti dipinti e scolpiti, rappresentanti la memoria della città e le novità dell&#8217;arte. Durante il periodo giacobino si rispettò alla lettera il motto francese di <em>Libertà, Uguaglianza e Fratellanza,</em> tanto che le sepolture venivano concesse non per i titoli acquisiti dalla &#8216;stirpe&#8217; ma per le proprie capacità economiche, e anche nel caso di monumenti di valore artistico, questi dovevano essere dedicati al singolo defunto e non alla famiglia, imponendo di fatto l&#8217;esaltazione del ruolo attivo avuto in vita. In questa ottica si comprende la reazione di alcuni visitatori: Jules Janin nel 1833, rimase talmente colpito da scrivere che, rispetto alla <em>tetra città dei vivi</em>, nella città dei morti <em>v&#8217;è più aria, più spazio, più verde, gli archi sono più alti, le case più bianche e meglio disposte.</em> La Certosa rifletteva così armonicamente la stratificazione sociale della città, ancora chiusa entro le mura medievali, eliminando però quei privilegi che avevano consentito al clero, ai nobili e ai loro notabili di erigere ricordi dentro le chiese, e condannato le masse a un rapido oblio. <br />Majani ci consegna altri ricordi legati alla Certosa. In occasione della morte di sua sorella &#8230;<em>che dovette soccombere la notte delli 16 dicembre 1825 lasciando li suoi trè figli che il più grande aveva cinque anni; e qualche giorno prima della sua Morte mi chiamo dal letto racomandandosi la sua famiglia, masimamente mi racomandò suo marito dicendomi che né aveva piu bisogno lui che li suoi figli della mia assistenza. Il tutto fu sempre a nostro carico che pensassimo alla sepoltura, ed’in questa circostanza comprai il Deposito alla Certosa nella gran sala delle Tombe per tutta la nostra famiglia, ed’ella fu la prima ad’andarvi aspetandomi anch’jo che ci vaddi a farci compagnia, Ma sino ad’ora ho indugiato, e bisognerà poi che mi risolvi andarci ma il più tardi che potrò</em> (p. 73).<br />La maggior parte delle occasioni in cui cita il cimitero è in occasioni di funerali di amici e parenti, ma non mancano indicazioni sull’importanza culturale del luogo che attraeva persone note e meno note. Majani non manca di segnalare la visita di Pio IX in occasione della sua visita a Bologna, ma anche di amici e conoscenti quali <em>il Signor Forti che aveva ordinato il pranso per quattro alla sua locanda &#8230;e siccome quei giorni che lui dimorò in Bologna fu trattato da Giuseppe sempre a pranso, lo condusse a vedere San Michele in Bosco, il Palazzo Aldini all’Oservanza, la Certosa ed altri luoghi ec, così lui in questo giorno volse contracambiarlo ed’in questa guisa io godei a Uffo da gran signore.</em></p>

<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/le-sepolture-alla-certosa-geoblog/attachment/5_sarti/' title='Lapide di Giuseppe Sarti'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/5_Sarti-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="5 Sarti 150x150 Le sepolture alla Certosa" title="Lapide di Giuseppe Sarti" /></a>
<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/le-sepolture-alla-certosa-geoblog/attachment/5_brunini/' title='Lapide di Maddalena Brunini'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/5_Brunini-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="5 Brunini 150x150 Le sepolture alla Certosa" title="Lapide di Maddalena Brunini" /></a>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/le-sepolture-alla-certosa-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4970818 11.3089600</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>Francesco Lombardi e il matrimonio con Maria Malvezzi Hercolani</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/francesco-lombardi-e-il-matrimonio-con-maria-malvezzi-hercolani-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/francesco-lombardi-e-il-matrimonio-con-maria-malvezzi-hercolani-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4546</guid>
		<description><![CDATA[Il palazzo degli Hercolani, che si trova in fondo a Strada Maggiore divenne il più imponente palazzo nobiliare bolognese. Realizzato nel 1793 su disegno del Venturoli è arricchito da una sontuosa decorazione scultorea e dipinta realizzata dai più importanti artisti bolognesi dell’epoca.Anche il salotto di questa famiglia divenne uno dei più famosi della città, tanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il palazzo degli Hercolani, che si trova in fondo a Strada Maggiore divenne il più imponente palazzo nobiliare bolognese. Realizzato nel 1793 su disegno del Venturoli è arricchito da una sontuosa decorazione scultorea e dipinta realizzata dai più importanti artisti bolognesi dell’epoca.<br />Anche il salotto di questa famiglia divenne uno dei più famosi della città, tanto da sostituirsi a quello della divina Cornelia Rossi Martinetti la cui residenza si trovava in San Vitale, dietro l’omonima chiesa. Ben preso Maria Malvezzi, coniugata con Astorre Hercolani, venne comunemente chiamata <em>Donna Marì</em>. La passione principale era quella del teatro, tanto che abitualmente si aveva come ospite Gioacchino Rossini, il quale divenne loro grande amico, tanto da concedergli un prestito di ben 140.000 lire. Nel 1845 muore il marito e Maria successivamente si innamora di un attore piuttosto noto che frequentava anche il suo teatro, Francesco Lombardi, e lo sposò. Tale unione rimase segreta e si pose il problema di come giustificare la presenza del Lombardi, il quale abbandonò le scene e diventò ufficialmente l’aiuto cuoco di palazzo. Questa scelta accentuò il suo carattere collerico e lo portò ancor più sulla strada dell’alcolismo. Durante un diverbio più violento del solito col cuoco, venne ucciso da questi con un coltellaccio da cucina. La notizia fece scalpore e le cronache dell’epoca dicono: <em>sono le ore pomeridiane quando si sparge per la città la notizia di un assassinio commesso contro Francesco lombardi. D’animo turbolento e fiero è caduto vittima d’un domestico che l’ha mortalmente ferito in più parti mediante coltello da cucina. Annoiato all’oziosa vita non poté che compiacersi soltanto dell’ebrezza del vino, la qual cosa contribuiva ad accrescere l’irascibilità del di lui carattere. Le prime famiglie della città partecipano al duolo della Nobile Dama che per sua mala sorte aveva voluto sceglierlo benché segretamente a marito.</em><br />Il loro amore doveva essere molto molto forte, poiché pur non potendolo tumulare per motivi sociali nella tomba degli Hercolani in Certosa, collocò la sua tomba nello stesso chiostro ma nel lato opposto, e il suo ritratto in marmo guarda proprio verso la tomba della moglie. <em>Donna Marì</em> muore nel 1865 all’età di 85 anni, amatissima dai bolognesi non solo per il suo ruolo culturale ma anche per l’attività politica che fu prima filonapoleonica e poi filorisorgimentale, proprio come la sua migliore amica, la <em>Sampirèina</em>.</p>

<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/francesco-lombardi-e-il-matrimonio-con-maria-malvezzi-hercolani-geoblog/attachment/4a/' title='La Certosa'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/4A-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="4A 150x150 Francesco Lombardi e il matrimonio con Maria Malvezzi Hercolani" title="La Certosa" /></a>
<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/francesco-lombardi-e-il-matrimonio-con-maria-malvezzi-hercolani-geoblog/attachment/4b/' title='La Certosa'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/4B-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="4B 150x150 Francesco Lombardi e il matrimonio con Maria Malvezzi Hercolani" title="La Certosa" /></a>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/francesco-lombardi-e-il-matrimonio-con-maria-malvezzi-hercolani-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4979172 11.3095341</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>&#8220;L&#8217;arte monumentale al Cimitero di Bologna&#8221;</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/larte-monumentale-al-cimitero-di-bologna-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/larte-monumentale-al-cimitero-di-bologna-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[arte monumentale]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4543</guid>
		<description><![CDATA[Dario Gramigna nel 1912 nel suo scritto &#8220;L&#8217;arte monumentale al Cimitero di Bologna&#8221; comparso sul Resto del Carlino scrive tra l’altro come mentre la chiassosa e febbrile preparazione per l&#8217;ultima battaglia elettorale, che avrà oggi il suo epilogo, si appalesa per mille segni e con mille voci, lungo le vie cittadine, nei ritrovi pubblici, sulle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dario Gramigna nel 1912 nel suo scritto &#8220;L&#8217;arte monumentale al Cimitero di Bologna&#8221; comparso sul Resto del Carlino scrive tra l’altro come <em>mentre la chiassosa e febbrile preparazione per l&#8217;ultima battaglia elettorale, che avrà oggi il suo epilogo, si appalesa per mille segni e con mille voci, lungo le vie cittadine, nei ritrovi pubblici, sulle cantonate delle case, rintronando le orecchie del povero cittadino con l&#8217;interminabile brusio delle discussioni e delle previsioni sull&#8217;esito della lotta ed offuscandone la vista con le più strambe e variopinte figurazioni del simbolismo elettorale, è cosa sommamente grata e benefica poter trascorrere due ore di tranquilla solitudine fuor dal tumulto cittadini, nella piccola e taciturna oasi dove non giunge eco alcuna di torbide e violente passioni.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a class="pirobox_gall_post" title="" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/3A.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4544" title="La Certosa" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/3A.jpg" alt="3A Larte monumentale al Cimitero di Bologna" width="425" height="317" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Fino al secondo conflitto mondiale era consuetudine per le famiglie inaugurare i monumenti del cimitero durante la settimana dei morti e i giornali locali non mancavano di segnalarli e commentarli insieme all’affluire dei bolognesi in visita dei propri cari. Il cimitero, fino agli anni ‘60 del Novecento, rimarrà il luogo della memoria collettiva, mentre nei decenni successivi prenderà il sopravvento l’idea del luogo del dolore familiare e dei ricordi personali. Indice di questo mutamento è il diradarsi dei manufatti artistici, la presenza massiccia di cappelle in cui il visitatore non ha modo di accedere e le lapidi sempre più brevi e telegrafiche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/larte-monumentale-al-cimitero-di-bologna-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4973869 11.3076782</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Clelia, ossia Bologna nel 1833&#8243;</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/clelia-ossia-bologna-nel-1833-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/clelia-ossia-bologna-nel-1833-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[amori]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4541</guid>
		<description><![CDATA[La Certosa diventa teatro di amori impossibili come nel romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, dove l&#8217;unica incisione presente è proprio ambientata nel punto in cui l&#8217;autore commenta l&#8217;ultimo sguardo tra una giovane nobildonna decaduta, che prega sulla tomba dei genitori, e il suo spasimante, un militare austriaco. Un amore impossibile in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La Certosa diventa teatro di amori impossibili come nel romanzo “Clelia, ossia Bologna nel 1833”, edita nel 1845, dove l&#8217;unica incisione presente è proprio ambientata nel punto in cui l&#8217;autore commenta l&#8217;ultimo sguardo tra una giovane nobildonna decaduta, che prega sulla tomba dei genitori, e il suo spasimante, un militare austriaco. Un amore impossibile in tempi di Restaurazione e Risorgimento, dove oltretutto compare un secondo contendente, fervente rivoluzionario da lei non corrisposto, che assisterà indignato alla scena in Certosa. <br /><em>“Come rimanesse il capitano Bernstein al contegno di Clelia può immaginarlo chi siasi mai per avventura arrischiato di manifestare il proprio amore, e interrotto. Neppure fargli un cenno di saluto, neppure uno sguardo! Ed ella parlava col romagnolo, con quel furibondo che ella cordialmente odiava! Io non so se una mesmerica virtù possa farci sentire di avere su di noi lo sguardo di chi ci ama, certo è nondimeno che Clelia in quel momento pareva di aver sopra gli occhi di lui, come in un fatale istante!”</em><br />L’incontro avviene nell’attuale passaggio tra Chiostro Terzo e Sala Ellittica, che però appare molto diverso da oggi, in quanto ancora non è stata edificata la Sala del Colombario e al suo posto, nell’arco centrale, compare una delle originarie ‘celle delle antichità’, già celle monacali del cenobio certosino.</p>
<p style="text-align: center;"> <a class="pirobox_gall_post" title="" href="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/Clelia.jpg"><img class="size-full wp-image-4559 aligncenter" title="Clelia" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/Clelia.jpg" alt="Clelia Clelia, ossia Bologna nel 1833" width="425" height="317" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/clelia-ossia-bologna-nel-1833-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4962387 11.3093624</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>&#8220;Amore e i sepolcri&#8221;</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/amore-e-i-sepolcri-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/amore-e-i-sepolcri-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 15:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Certosa]]></category>
		<category><![CDATA[amori]]></category>
		<category><![CDATA[certosa]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4534</guid>
		<description><![CDATA[Davide Bertolotti dedica nel 1823 un libro a storie d’amore legate ai cimiteri dal titolo “Amore e i sepolcri”. La Certosa è una tappa irrinunciabile e dopo una lunga descrizione del cimitero si concentra su due storie passionali ad esso legate: Quel recinto de’ morti non manca anch’esso delle sue istorie di amore. Un giovane [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Davide Bertolotti dedica nel 1823 un libro a storie d’amore legate ai cimiteri dal titolo “Amore e i sepolcri”. La Certosa è una tappa irrinunciabile e dopo una lunga descrizione del cimitero si concentra su due storie passionali ad esso legate: <br /><em>Quel recinto de’ morti non manca anch’esso delle sue istorie di amore. Un giovane ufficiale francese, perdutamente acceso della famosa Maria Giorgi, nome caro all’armonia, all’amicizia, all’amore, andò ad uccidersi sulla tomba di questa donna adorna de’ pregi più cari. Egli venne sepolto nella Certosa, ma non so se le sue spoglie vengano indicate da un funebre sasso. Avrei desiderato raccogliere le particolarità che precederono ed accompagnarono questo disperato atto di un amore che dinanzi al gelo della tomba avvampò sì vorace, per poterne tesserne il fiero e compassionevol racconto. Men gagliardo fu il dolore che trasse una damigella Sofia parigina ad andare per molto tempo a sparger pianto sul sepolcro dell’Abbate Fortis, bibliotecario di Bologna, di cui ell’era l’amica. Un erculeo amatore rasciugò in fin del conto le lagrime della sentimentale donzella.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il gesto suicida avviene sulla semplice tomba dedicata a Maria Brizzi Giorgi (1775-1811), pianista e compositrice di età napoleonica celebre non solo per le doti artistiche ma anche per la bellezza fisica. Il sepolcro si trova nella Sala delle Tombe, pozzetto 295. L’epigrafe recita: DOTTOR LUIGI GIORGI IN QUESTO AVELLO ELETTO PER SE&#8217; E SUOI IL 6 GENNAIO 1812 DEPONEVA LE SPOGLIE DELLA DILETTA MOGLIE MARIA BRIZZI, EGREGIA SUONATRICE DI PIANO</p>
<p style="text-align: justify;">Il sepolcro dell’abate Fortis si trova nel recinto dei Cappuccini, ed è composto da un monumento dipinto, molto deteriorato, al cui centro è posto il ritratto marmoreo di profilo. Dalla guida di Giovanni Zecchi della Certosa edita tra 1825 e 1828 troviamo una conferma sulla notizia di Bertolotti, perlomeno per quanto riguarda le persone coinvolte: <em>Monumento di Alberto Fortis padovano innalzatogli da Sofia Sellier di lui erede. Questo uomo assai benemerito delle Lettere, e delle Scienze fu in Bologna Bibliotecario dell&#8217;Università, Segretario dell&#8217;Accademia dell&#8217;Instituto, facondo scrittore di cose naturali; e lasciò di se tale memoria da essere sempre in onore presso coloro che sanno. Visse 62 anni, e morì li 21 Ottobre del 1803. Il monumento è dipintura del valente Luigi Cinni.</em></p>

<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/amore-e-i-sepolcri-geoblog/attachment/1a/' title='La Certosa'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/1A-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="1A 150x150 Amore e i sepolcri" title="La Certosa" /></a>
<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/amore-e-i-sepolcri-geoblog/attachment/1b/' title='La Certosa'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/1B-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="1B 150x150 Amore e i sepolcri" title="La Certosa" /></a>
<a href='http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/amore-e-i-sepolcri-geoblog/attachment/1c/' title='La Certosa'><img width="150" height="150" src="http://percorsi-emotivi.com/wp-content/uploads/2011/12/1C-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="1C 150x150 Amore e i sepolcri" title="La Certosa" /></a>

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/certosa-luoghi-memoria/amore-e-i-sepolcri-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4958992 11.3078070</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>La Battaglia dell&#8217;Università &#8211; 20 ottobre 1944</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/la-battaglia-delluniversita-20-ottobre-1944-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/la-battaglia-delluniversita-20-ottobre-1944-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guerra in città]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglia dell'Università]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4364</guid>
		<description><![CDATA[Fin dall&#8217;estate 1943 una cellula del Partito d&#8217;Azione è attiva all&#8217;interno della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia in via Zamboni 27-29, dove sfruttando il via vai di studiosi e la riservatezza del luogo vengono occultati tra gli scaffali ricolmi di libri e nelle cantine grandi quantitativi di armi e munizioni, medicinali e perfino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Fin dall&#8217;estate 1943 una cellula del Partito d&#8217;Azione è attiva all&#8217;interno della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia in via Zamboni 27-29, dove sfruttando il via vai di studiosi e la riservatezza del luogo vengono occultati tra gli scaffali ricolmi di libri e nelle cantine grandi quantitativi di armi e munizioni, medicinali e perfino l&#8217;intero archivio della brigata Giustizia e Libertà cittadina &#8211; in seguito denominata VIII^ brigata Massenzio Masia. I locali della biblioteca ospitano anche il cosiddetto &#8220;ufficio anagrafico&#8221;: una sofisticata organizzazione finalizzata alla falsificazione e alla distribuzione di ogni tipo di documento o lasciapassare serva ad aderenti alla lotta clandestina, antifascisti ricercati o ebrei fuggiaschi per sottrarsi al controllo delle autorità nazifasciste. Nel giugno del 1944 nei locali della biblioteca viene inoltre istallata una radio trasmittente, attraverso la quale sono mantenuti per alcuni mesi i contatti con il comando di Milano e le missioni alleate. Dopo l&#8217;arresto e la condanna a morte di 8 dirigenti di Giustizia e Libertà &#8211; fra cui Massenzio Masia &#8211; eseguita il 23 settembre 1944, il comando del gruppo clandestino interno all&#8217;Ateneo viene trasferito all&#8217;interno dell&#8217;Istituto di Geografia in via San Giacomo 3 ed è affidato a Mario Bastia &#8220;Marroni&#8221; (1). Gli aderenti alla nuova cellula, fra i quali il custode e un impiegato della biblioteca della Facoltà di Lettere e Filosofia alloggiati all&#8217;interno dello stesso Istituto, confidando nell&#8217;imminenza dell&#8217;arrivo delle armate anglo-americane e in attesa dell&#8217;ordine d&#8217;insurrezione generale pianificato dal CUMER approntano nei sotterranei un nutrito deposito di armi; in buona misura frutto dell&#8217;assalto alla Caserma della Polizia Ausiliaria di Strada Maggiore 45 attuato sotto il comando di Mario Bastia il 10 ottobre. Mentre sta per essere eseguito per ragioni di sicurezza un nuovo trasferimento nel vicino Istituto di Veterinaria, il fortuito arresto il 20 ottobre 1944 di un componente del gruppo determina la scoperta della base e l&#8217;immediato accerchiamento nelle prime ore del pomeriggio del quadrilatero universitario da parte circa 200 brigate nere, che posizionate le mitragliatrici d&#8217;innanzi agli accessi cominciano a sparare contro gli edifici dell&#8217;Università. Parte dei partigiani presenti riesce a sfuggire all&#8217;attacco allontanandosi attraverso i cortili confinanti, ma un piccolo gruppo di uomini rimane intrappolato all&#8217;interno e appostatosi nelle soffitte dell&#8217;Istituto di Chimica è costretto ad ingaggiare una lotta suicida. Lo scontro impari con le forze nemiche si protrae per circa un paio d&#8217;ore, poi finite le munizioni all&#8217;imbrunire i combattenti sono ad uno ad uno stanati dai propri nascondigli. 5 partigiani catturati e un ferito, torturato in precedenza, sono trascinati a forza nel cortile del rettorato e quindi fucilati contro il muro esterno dell&#8217;Aula Magna, nel luogo dove è ubicata la lapide in loro memoria. Nella battaglia perdono la vita: Mario Bastia, Ezio Giaccone, i fratelli Leo e Luciano Pizzigotti, Stelio Ronzani e Antonio Scaravilli. Eseguita l&#8217;esecuzione i fascisti arrestano numerosi impiegati e si abbandonano al saccheggio dell’Istituto di Geografia e di altre sedi universitarie, mentre i corpi degli uccisi sono abbandonati nel cortile dell&#8217;Ateneo fino al giorno seguente quale crudele monito per la popolazione.</p>
<p><strong>Medaglia d&#8217;oro al valor militare alla memoria di Mario Bastia</strong><br />&#8220;Animato da forte amore di Patria, durante il periodo della dominazione nazifascista nell&#8217;Emilia, affrontava serenamente i pericoli della lotta clandestina dedicando ad essa tutto se stesso. Organizzatore entusiasta e capace, costituiva e dirigeva servizi di grande importanza per i partigiani. Condannato a morte in contumacia, si dedicava all&#8217;azione con maggiore ardore catturando armi, viveri, materiale sanitario, in audaci colpi di mano. Alla testa di un nucleo di gappisti, da lui guidati nel combattimento, per la difesa dell&#8217;Università di Bologna, dette prova di indomito coraggio, finché, catturato dal nemico, veniva fucilato sul posto, chiudendo con l&#8217;estremo sacrificio la sua eroica esistenza di apostolo della libertà&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Nel luglio 1944 Mario Bastia è incaricato da Massenzio Masia di realizzare il piano per il salvataggio della dotazione di radium conservata presso l&#8217;Istituto di Radiologia dell&#8217;ospedale Sant&#8217;Orsola, parte del quale già sottratta dai comandi tedeschi. Preso in consegna il prezioso metallo, lo sotterra nella cantina dell&#8217;abitazione del dott. Filippo D&#8217;Aiutolo in via San Vitale, dove sarà recuperato dopo la liberazione. Processato insieme ad altri dirigenti di Giustizia e Libertà il 19 settembre 1944 è condannato a morte in contumacia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong><br />D. Colangeli, La morte all&#8217;Ateneo, in Epopea Partigiana, Bologna 1947, pp. 53-54</p>
<p>Giuseppe Barbieri, Battaglia all&#8217;Università, in Bologna è libera. Pagine e documenti della Resistenza, Bologna 1965, pp. 125-126</p>
<p>Giulio Supino, Per i caduti dell&#8217;Università, Bologna 1965</p>
<p>Testimonianze di Giuseppe Barbieri, Aristide Ghermandi, Leda Orlandi Bastia, Filippo D&#8217;Ajutolo in L. Bergonzini (a cura di), La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze, vol. III, Bologna 1970, pp. 398-402, 680-87</p>
<p>30º Anniversario della Battaglia dell&#8217;Università, Bologna 1974</p>
<p>Gina Fasoli, 20 ottobre 1944: si spara all&#8217;Ateneo, in &#8220;Resistenza Oggi&#8221;, 1995, pp. 137-140</p>
<p>Nazario Sauro Onofri, I miei ricordi sulla battaglia dell&#8217;Università a Bologna, in AA. VV., Porta Lame e le battaglie bolognesi dell&#8217;Autunno 1944, Bologna 2004, pp. 39-44</p>
<p>Gian Paolo Brizzi (a cura di), 60º Anniversario della battaglia dell&#8217;Università, 20 ottobre 1944, Bologna 2004</p>
<p>Gian Paolo Brizzi (a cura di), Studenti per la democrazia. La rivolta dei giovani contro la democrazia, Bologna 2005</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sitografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scheda Nazario Sauro Onofri nel sito &#8220;La memoria di Bologna&#8221;<br />http://certosa.cup2000.it/2/eventi.php?ID=15&amp;TBL=EVENTI_STORICI</p>
<p>Biografie Mario Bastia &#8220;Marroni&#8221;, Ezio Giaccone, Leo Pizzigotti, Luciano Pizzigotto &#8220;Dick&#8221;, Stelio Ronzani, Antonio Scaravilli (redatte da N.S. Onofri)<br />http://certosa.cup2000.it/2/eventi.php?ID=15&amp;a=coinvolte</p>
<p>Scheda nel sito &#8220;I monumenti che parlano: la Resistenza al Quartiere San Vitale&#8221;<br />http://www.comune.bologna.it/quartieresanvitale/resistenza/universita.php</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/la-battaglia-delluniversita-20-ottobre-1944-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4969711 11.3538046</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>La Battaglia della Bolognina &#8211; 15 novembre 1944</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/la-battaglia-della-bolognina-15-novembre-1944-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/la-battaglia-della-bolognina-15-novembre-1944-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:33:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guerra in città]]></category>
		<category><![CDATA[Battaglia della Bolognina]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4362</guid>
		<description><![CDATA[La sera del 7 novembre 1944 un gruppo di partigiani reduci dalla battaglia di Porta Lame si dirige verso il quartiere Bolognina, dove riesce a mettersi in salvo raggiungendo la base della VII^ brigata GAP Garibaldi &#8220;Gianni&#8221; di via Lionello Spada. I feriti già la notte seguente sono trasferiti da questo primo precario rifugio nell&#8217;infermeria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La sera del 7 novembre 1944 un gruppo di partigiani reduci dalla battaglia di Porta Lame si dirige verso il quartiere Bolognina, dove riesce a mettersi in salvo raggiungendo la base della VII^ brigata GAP Garibaldi &#8220;Gianni&#8221; di via Lionello Spada. I feriti già la notte seguente sono trasferiti da questo primo precario rifugio nell&#8217;infermeria clandestina attrezzata presso la Villetta Romiti in via Duca d&#8217;Aosta 77. Parte dei combattenti rimasti incolumi fanno ritorno nei giorni seguenti alle proprie basi nei comuni della provincia, mentre un gruppo di circa venti superstiti della battaglia si trasferisce in un edificio semidiroccato situato all&#8217;angolo fra Piazza dell&#8217;Unità e via Tibaldi. E&#8217; dalle finestre di questo rifugio che la mattina del 15 novembre 1944 intorno alle 7.30 i 17 partigiani presenti scorgono le numerose forze nemiche intente a prendere posizione e a circondare la zona con armi pesanti: sono schierati ben 18 automezzi fra autoblindo e carri armati. I gappisti nascosti in un appartamento al secondo piano con affaccio su Piazza dell&#8217;Unità si rendono rapidamente conto dell&#8217;impossibilità di sganciarsi, scelgono quindi di bloccare la porta dall&#8217;interno con una trave e di aspettare in silenzio l&#8217;evolversi della situazione confidando nella possibilità che il nemico non li intercetti. Ai primi segnali della presenza nazifascista nel quartiere esce in perlustrazione Mario Ventura &#8220;Sergio&#8221;, che subito catturato verrà fucilato il giorno seguente. Il minuzioso rastrellamento della zona della Bolognina prosegue con sistematicità: poco dopo mezzo giorno una squadra di brigate nere penetra infatti nello stabile di piazza dell&#8217;Unità, ai primi tentativi di sfondamento la porta della base non cede, ma i militi insospettiti insistono fino a riuscire a forzarla. Appena entrati nell&#8217;abitazione sono investiti dalle scariche di mitra di Ardilio Fiorini &#8220;Primo&#8221; e Renato Romagnoli &#8220;Italiano&#8221;, che dopo aver sparato imboccano insieme ad altri partigiani le scale fino alle cantine, da dove attraverso cortili interni raggiungono la zona bombardata del mercato ortofrutticolo di via Fioravanti (1). Alcuni partigiani attaccati da altri militi sopraggiunti dai piani superiori si attardano invece all&#8217;interno della base ed iniziano a sparare dalle finestre (2), segnalando imprudentemente al nemico la propria posizione e provocando la rabbiosa risposta dell&#8217;artiglieria pesante, che con i cannoni dei carri armati prende di mira lo stabile e ne provoca il parziale crollo. I gappisti sostengono lo scontro per circa un&#8217;ora, poi riescono a sganciarsi, ma raggiunto l&#8217;androne d&#8217;ingresso nella foga della fuga si dividono: alcuni di loro si dirigono in strada divenendo facile bersaglio del nemico (3); altri &#8211; fra cui 5 feriti &#8211; seguono invece le orme dei compagni, scendono nello scantinato, escono dal retro del palazzo e si rifugiano in una piccola officina, dove nascosti in punti diversi attendono la notte per poi raggiungere aiutati dai sappisti del luogo la fornace, un&#8217;altra base partigiana situata alla Bolognina. Durante le lunghe e snervanti ore d&#8217;attesa passate fra le macerie, pur di non cadere in mano nemica, alcuni di loro tentano il suicidio sparandosi alla testa, ma fortunatamente restano solo feriti (4). Escono illesi dalla battaglia Renato Romagnoli &#8220;Italiano&#8221;, Secondo Negrini &#8220;Barba&#8221;, Osvaldo Allaria &#8220;Dado&#8221;, Salvatore Calogero &#8220;Siciliano&#8221; e Giovanni Galletti &#8220;Gallo&#8221;, mentre restano uccisi complessivamente 6 partigiani, a cui si aggiungono altri 5 feriti che troveranno paradossalmente la morte in seguito al ricovero nell&#8217;infermeria clandestina scoperta il 9 dicembre 1944.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Note</strong></p>
<p style="text-align: justify;">(1) Nella fuga Renato Romagnoli &#8220;Italiano&#8221; si ritrova solo;  persa l&#8217;arma viene fermato da reparti nemici, che però lo rilasciano ingannati dall&#8217;aspetto innocuo che gli conferisce la sua giovane età.  </p>
<p style="text-align: justify;">(2) Nello scontro con i militi fascisti all&#8217;interno della base muoiono Bruno Camellini &#8220;Slavo&#8221; e Gino Comastri &#8220;Rolando&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">(3) Perdono la vita in strada: Edgardo Galletti &#8220;Bufalo&#8221;, Daniele Chiarini &#8220;Diavolo&#8221; e Amos Facchini &#8220;Joe&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">(4) Si tratta di Franco Dal Rio &#8220;Bob&#8221;, Riniero Turrini &#8220;Maresciallo&#8221; e &#8220;Toscano&#8221;. I primi due sono fucilati  il 13 dicembre 1944 a seguito della cattura nell&#8217;infermeria partigiana di via Duca d&#8217;Aosta, mentre il terzo creduto morto dai compagni  e  ricoverato all&#8217;ospedale Sant&#8217; Orsola in stato d&#8217;incoscienza, riuscirà a salvarsi facendosi passare quale vittima estranea agli scontri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A. Cucchi &#8220;Jacopo&#8221;, Bolognina , in Epopea Partigiana, Bologna 1945, pp. 41-43</p>
<p> O. Allaria &#8220;Dado&#8221;, Dentro la Bolognina, in Epopea Partigiana, Bologna 1945, pp. 44-47 </p>
<p>30º Anniversario delle battaglie di Porta Lame e della Bolognina, Bologna 1974, pp. 12-15</p>
<p>Luciano Bergonzini (a cura di), La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze, vol. 5, Bologna 1980.</p>
<p>ANPI Quartiere Bolognina (a cura di), La Bolognina nella guerra di Liberazione. &#8220;15 novembre 1944&#8243; La Battaglia della Bolognina, Bologna 1981</p>
<p>Renato Romagnoli, 50° Anniversario della battaglia di Porta Lame e della Bolognina, Bologna, Moderna, 1995</p>
<p>Luciano Casali (a cura di), CUMER. Il &#8220;Bollettino militare&#8221; del Comando unico militare Emilia-Romagna (giugno 1944-aprile 1945), Bologna 1997, pp. 209-211</p>
<p>Renato Romagnoli (Italiano), Le porte dell&#8217;al di qua. Bolognina 15 novembre 1944, Bologna 2004</p>
<p>Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel Bolognese, 1919-1945, vol. 1., Nazario Sauro Onofri, Bologna dall&#8217;antifascismo alla Resistenza, Bologna 2005, pp. 57-58</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sitografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scheda Nazario Sauro per il sito &#8220;La memoria di Bologna&#8221;<br />http://certosa.cup2000.it/2/eventi.php?TBL=EVENTI_STORICI&amp;ID=16&amp;ACTION=show</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/la-battaglia-della-bolognina-15-novembre-1944-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.5112038 11.3465967</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>Esecuzione della partigiana Irma Bandiera &#8211; 14 agosto 1944</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/esecuzione-della-partigiana-irma-bandiera-14-agosto-1944-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/esecuzione-della-partigiana-irma-bandiera-14-agosto-1944-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:25:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guerra in città]]></category>
		<category><![CDATA[Irma bandiera]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4359</guid>
		<description><![CDATA[Irma Bandiera è andata in guerra, sebbene fosse una bambina, è morta in guerra come un soldato, come il più bravo soldato (Renata Viganò) Irma Bandiera, nata a Bologna nel 1915, cresce durante il ventennio fascista al riparo di una famiglia benestante, democratica seppur non appariscente. Benché le sue conoscenze e le risorse economiche le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Irma Bandiera è andata in guerra, sebbene fosse una bambina, è morta in guerra come un soldato, come il più bravo soldato (Renata Viganò)</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Irma Bandiera, nata a Bologna nel 1915, cresce durante il ventennio fascista al riparo di una famiglia benestante, democratica seppur non appariscente. Benché le sue conoscenze e le risorse economiche le permettano allo scoppio della guerra di sottrarsi ai bombardamenti sfollando in campagna, rimane invece in città ed inizia a frequentare ambienti antifascisti fino ad abbracciare la scelta di aderire alla lotta clandestina. Entra, infatti, nella 7^ Brigata GAP Gianni Garibaldi con il nome di&#8221;Mimma&#8221;, appellativo affettuoso con cui da sempre viene chiamata in casa. <br />Protetta dalla sua figura elegante di giovane donna di buona famiglia, dall&#8217;immagine di &#8220;signorina sofisticata&#8221; &#8211; come la descriverà Alceste Giovannini &#8220;Cestino&#8221;, commissario politico della 7^ GAP &#8211; diviene all&#8217;insaputa della famiglia un&#8217;intrepida staffetta partigiana, trasferendo a rischio della propria vita documenti e armi fra i diversi distaccamenti della brigata disseminati in provincia. <br />Il 7 agosto 1944, di ritorno da una consegna effettuata a Castelmaggiore, è fermata su segnalazione e arrestata a Funo d&#8217;Argelato. Da prima reclusa a San Giorgio di Piano, viene successivamente trasferita a Bologna dove per sette giorni è brutalmente torturata dalle brigate nere nel vano tentativo di indurla a rivelare l&#8217;ubicazione delle basi e il nome dei compagni. Dopo averla accecata e a lungo picchiata i suoi aguzzini la trascinano al Meloncello sotto le finestre di casa sua, dicendole che se si decide a parlare permetteranno ai genitori di soccorrerla, ma &#8220;Mimma&#8221; mantiene il silenzio e i suoi impotenti carnefici non sono in grado di far altro che ucciderla in quel luogo con una raffica di mitra. Assassinata per la strada il 14 agosto 1944, il suo corpo viene lasciato esposto nel punto dove oggi è posta la lapide in sua memoria, quale monito alla popolazione di Bologna aderente alla causa partigiana. Insignita dopo la liberazione della medaglia d&#8217;oro al valor militare alla memoria, Irma Bandiera diventa negli ambienti antifascisti simbolo del protagonismo eroico delle donne bolognesi ancora prima della fine del conflitto: l&#8217;organizzazione SAP cittadina prende, infatti, il suo nome subito dopo la sua morte.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Prima fra le donne bolognesi ad impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si battè sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS tedesche, sottoposta a feroci torture non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata, fu barbaramente trucidata sulla pubblica via.  Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso per tutti i Patrioti bolognesi nella guerra di Liberazione&#8221;. <br />Meloncello, 14 agosto 1944.</p>
<p style="text-align: justify;">Al ricordo di lei e di altre 127 partigiane martiri della provincia è dedicato il monumento ideato dagli urbanisti del gruppo &#8220;Città Nuova&#8221;, inaugurato nel 1975 nel parco di Villa Spada. Un&#8217;installazione partecipata in continuo divenire realizzata &#8211; su iniziativa di 15 comuni, del Quartiere Saragozza, del Comitato per le celebrazioni del 30º anniversario della Resistenza e dell&#8217;Unione donne Italiane &#8211; con l&#8217;attiva collaborazione di molteplici scuole bolognesi e degli operai delle ditte Sabiem, Calzoni e GD. Il monumento utilizza in parte materiali deperibili, per dar vita a un luogo d&#8217;aggregazione finalizzato a reinventare di giorno in giorno la memoria della Resistenza locale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Donne di Bologna e Provincia!, volantino firmato: La Federazione Bolognese del Partito Comunista Italiano, 12 ottobre 19444, in L. Bergonzini (a cura di), La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze, vol. 4, Bologna 1975, pp. 380-81</p>
<p style="text-align: justify;">Renata Viganò, Irma Bandiera eroina nazionale, in Bologna è libera. Pagine e documenti della Resistenza, Bologna 1965, pp. 73-74</p>
<p style="text-align: justify;">Testimonianze di Emo Tatarini, Novella Corazza, Norma Bettini, in L. Bergonzini (a cura di), La Resistenza a Bologna. Documenti e testimonianze, vol. 5, Bologna 1980, pp. 600-603, 877-878, 906 -907</p>
<p style="text-align: justify;">A. Albertazzi, L. Arbizzani , N. S. Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919- 1945), Bologna 1985, p. 80</p>
<p style="text-align: justify;">Susy Bottonelli, 128 donne bolognesi caddero combattendo, in &#8220;Resistenza oggi Bologna: 50 della Resistenza&#8221;, 1995, pp. 31-32</p>
<p style="text-align: justify;">Pino Cacucci, Ribelli, Milano 2003</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sitografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Schede su Irma Bandiera e il monumento alle 128 partigiane di Simona Salustri per il sito &#8220;Monumenti che parlano. La Resistenza al Quartiere Saragozza&#8221;<br />http://www.comune.bologna.it/quartieresaragozza/resistenza/bandiera.php<br />http://www.comune.bologna.it/quartieresaragozza/resistenza/128partigiane.php</p>
<p style="text-align: justify;">Scheda Luigi Arbizzani per il sito &#8220;Museo virtuale della Certosa&#8221;<br />http://certosa.cineca.it/2/partigiano.php?ID=478043</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/esecuzione-della-partigiana-irma-bandiera-14-agosto-1944-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4930458 11.3132992</georss:point>	</item>
		<item>
		<title>Attacco all&#8217;Infermeria del Ravone &#8211; 9 dicembre 1944</title>
		<link>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/attacco-allinfermeria-del-ravone-9-dicembre-1944-geoblog/</link>
		<comments>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/attacco-allinfermeria-del-ravone-9-dicembre-1944-geoblog/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Guerra in città]]></category>
		<category><![CDATA[Infermeria del Ravone]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra Mondiale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://percorsi-emotivi.com/?p=4357</guid>
		<description><![CDATA[Su iniziativa di Ilio Barontini &#8220;Dario&#8221; &#8211; comandante della 7^ brigata GAP &#8211; nasce in città nella primavera del 1944 un servizio unificato di assistenza sanitaria ai partigiani, affidato dal Comando unico militare per l&#8217;Emilia Romagna (CUMER) al dott. Giuseppe Beltrame &#8220;Pino&#8221;. L&#8217;organizzazione ha il compito di reclutare personale medico, di reperire medicinali e materiale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su iniziativa di Ilio Barontini &#8220;Dario&#8221; &#8211; comandante della 7^ brigata GAP &#8211; nasce in città nella primavera del 1944 un servizio unificato di assistenza sanitaria ai partigiani, affidato dal Comando unico militare per l&#8217;Emilia Romagna (CUMER) al dott. Giuseppe Beltrame &#8220;Pino&#8221;. L&#8217;organizzazione ha il compito di reclutare personale medico, di reperire medicinali e materiale chirurgico, di coordinare i collegamenti interni ad alcune direzioni sanitarie disponibili a ricoverare sotto falso nome i feriti partigiani &#8211; fra cui l&#8217;ospedale Putti, l&#8217;ospedale Marconi, l&#8217;ospedale S. Orsola, l&#8217;ospedale di Bentivogli. Durante l&#8217;estate sono allestite alcune infermerie clandestine di primo soccorso in abitazioni private: una di esse &#8211; organizzata a partire dall&#8217;agosto 1944 in una palazzina indipendente a ridosso del canale Ravone in via Duca d&#8217;Aosta 77, demolita e ricostruita nel dopoguerra &#8211; viene trasformata nell&#8217;autunno del 1944 in un piccolo ospedale attrezzato chirurgico. Scarsamente utilizzata durante l&#8217;estate l&#8217;infermeria del Ravone accoglie, invece, numerosi feriti in gravissime condizioni dopo la battaglia di Porta Lame e la battaglia della Bolognina. Con medicinali e materiale chirurgico reperiti attraverso l&#8217;ospedale Roncati e l&#8217;ospedale Putti un giovane ufficiale austriaco disertore della Luftwaffe e il dott. Vincenzi eseguono in novembre all&#8217;interno della struttura delicate operazioni chirurgiche d&#8217;emergenza, affiancati dagli infermieri Cesare Barilli e Bruno Nadalini, dalle staffette Stella Tozzi e Ada Pasi e dal partigiano Pietro Vassura. Nonostante le severe misure adottate per preservare la segretezza dell&#8217;infermeria &#8211; fra cui il divieto di aprire le imposte giorno e notte e l&#8217;obbligo di attuare qualsiasi movimento nelle sole ore serali precedenti il coprifuoco, al fine di far apparire la palazzina disabitata &#8211; il CUMER stabilisce ad inizio dicembre l&#8217;evacuazione della base per ragioni di sicurezza. A seguito della delazione di una partigiana curata nell&#8217;infermeria durante l&#8217;estate pochi giorni prima del trasferimento, il 9 dicembre 1944, la villetta viene circondata da reparti armati fascisti: uno solo dei degenti ricoverati riesce a fuggire calandosi dalla finestra nel canale, altri 14 partigiani feriti insieme all&#8217;ufficiale austriaco sono catturati e condotti alla caserma di via Magarotti, dove vengono barbaramente seviziati. I prigionieri dell&#8217;infermeria &#8211; Arrigo Brini, Giancarlo Cannella, Franco e Settimo Dal Rio, Ardilio Fiorini, Gian Luigi Lazzari, Rossano Mazza, Lino Panzarini, Enrico Raimondi, Luciano Roversi, Riniero Turrini, Giorgio Zanichelli e due partigiani stranieri &#8211; sono fucilati presso Poligono di Tiro di via Agucchi il 13 dicembre 1944. </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">G. Beltrame &#8220;Pino&#8221;, Servizio sanitario alla &#8220;macchia&#8221;, in L. Arbizzani, G. Colliva, S. Soglia (a cura di), Bologna è libera. Pagine e documenti della Resistenza, Bologna 1965, pp. 146-148</p>
<p style="text-align: justify;">G. Beltrame, Servizio sanitario nella clandestinità, in &#8220;Resistenza Oggi&#8221; ANPI Bologna, 1984, pp. 40-43</p>
<p style="text-align: justify;">G. Beltrame, Sanità, in A. Meluschi (a cura di), Epopea Partigiana, Bologna 1947, pp. 67-69</p>
<p style="text-align: justify;">S. A, Scoperta l&#8217;infermeria al &#8220;Ravone&#8221;, in R. Barbieri, S. soglia (a cura di) Al di qua e al di là della Gengis Khan, Bologna 1965, pp. 93-95</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sitografia</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Scheda redatta da Nazario Sauro Onofri per il sito &#8220;La memoria di Bologna&#8221;<br />http://certosa.cup2000.it/2/Blob.php?ID=1881</p>
<p>Monumenti che parlano: la Resistenza a Saragozza<br />http://www.comune.bologna.it/quartieresaragozza/resistenza/infermeria.php</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://percorsi-emotivi.com/luoghi-memoria/guerra-luoghi-memoria/attacco-allinfermeria-del-ravone-9-dicembre-1944-geoblog/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	<georss:point>44.4954605 11.3221092</georss:point>	</item>
	</channel>
</rss>

