La costruzione del porticato per la Certosa
martedì, dicembre 20th, 2011Il passo più lungo dedicato da Francesco Majani alla Certosa nel suo Diario delle cose principali… (pubblicato a cura di A. Varni, Venezia, Marsilio, 2003), è nei suoi appunti, e come sempre memorie storiche e personali si sovrappongono continuamente: Sempre nelli primi anni di questo Secolo. Certe persone inteligente andando al Santuario di San Lucca, quanto ebbero salite due ratte al disopra del Meloncello si fermarono guardando al Cimitero della Certosa, e vedendo la pocca distanza che vi era dal Meloncello alla Certosa fra loro dissero che per comodo dei forestieri starebbe bene un Porticato che là conducesse, manifestarono questo loro pensiere ad un Certo Dettemani oppure Dettamani il quale era un Collettore di diverse Compagnie, molto conosiuto da tutti, ed’era un Factotum della Città. Questo abbracciò il progetto e cominciò a manifestarlo a tutti quelli che li portava le polize per sentire il parere di tutti, facendo una racolta mensile se avessero contribuito. Lui conobbe nel generale che era una cosa agradita e che quasi nessuno si rifiutava, di maniera che lui fece coraggio ai promottori di questa impresa i quali si collegarono assieme formando una Deputazione col suo depositario e il Dettemani era il Collettore per la racolta di questo lavoro. Pensarono di formare tante ugnoni clasificate e che ogniuna avesse il loro capo. Cominciarono dalle Amministrature, dagli Avvocati, dai Procuratori, Medici e Chierurgi, Speziali e Droghieri, Mercanti e Merciai, Ebanisti e Falegnami, Fabbri ed’Ottonari, Calzolari, Macellari e Tripari, Battirame e Morsari, Sartori e Sartrice, Serve e Servitori, Cochieri e Staloni, ec La racolta andava benissimo che subito fu fatta la pianta dal Ingeniere, fu comprato il suolo dai Possidenti sia per la larghezza della Strada che del portico, e imediatamente fu messo mano al gran lavoro, il quale andò alla lunga, la spesa riessiva vistosa si si rafredavano li contribuenti di maniera tale che il lavoro non era ancora alla mettà che fu tralassiato, e passò qualche Anno senza piu pensarvi, che veramente era una cosa vergognosa per li Bolognese. Ma Iddio ispirò il Proffessore Valeriani a fare Testamento nel quale lassò una Cospicua Somma di Migliaja di Scudi per tirare avanti e tirare avanti e terminare il sudetto lavoro, non solo, ma ancora lassiò un fondo per la manutenzione. Vomo benemerito per la nostra Città che se non era lui che gli stasse a Cuore quel lavoro cominciato e non finito, chi sa chi lo vedeva terminato. Nell’anno 1801 fu decretato il Convento della Certosa dovesse servire per il Cimitero Comunale, perchè tutti li Morti della Città andavano sepeliti nelle Arche sotteranee delle rispettive loro Parrochie, Il primo che spianò il nuovo cimitero fu un Fornajo. Il primo custode che andiede a dimorarci colla sua famiglia, fu Gio: Battista Brasa il quale era guardino della Chiesa delle Monache di Santa Margherita che alla sua disfatta questo Vomo era rimasto a spasso, e questo impiego che gli fu dato veramente fu addatato alla persona perchè disimpegnava il suo Uffizio con un Impegno e zelo il piu grande, unitamente al primo Deputato della Comune certo Signor Francesco calori che per molti Anni furono loro li direttori per l’impianto e andamento di quel nuovo Cimitero, che con landata delli Anni avendo sempre fabbricato ed’abbilito quel vasto loccale, e con li Depositi aquistati dai diversi proprietari che li primi Anni li Dipingevano cge guadagnavano li Pittori, ma ora debbono essere di riglievo in Marmo cge guadagnano li Scultori, il qual locale è la Meraviglia dei Forestieri e che fa molto onore ai Bolognesi. Nel 1808 che jo facevo il tapeziere con Aretusi e conoscendo il sudetto Gio: Batta Brasa, un giorno che andiedi alla Certosa sia il Brasa che il Sig.r Calori mi pregarono che avessi fatto due portiere di tela gialla a gratis per le due finestre della Cappella nuova interna ovve hanno collocata la Madonna delle Asse che esiste ancora presentamente che io le feci dette due portiere ec. Doppo la Morte del detto Custode Gio: Batta Brasa, che si era disimpegnato con tanto onore ed’attività come ho detto nell’Impianto di quel nuovo Cimitero, gli successe suo figlio Giuseppe il quale era ancora piu bravo di suo Padre masimamente per legger e scrivere e tener dietro all’Archivio, che ha servito per molti Anni sino che la sua salute lo ha favorito, ma infermandosi per una paralasi non era piu abile al disimpegno del suo Uffizio, che lo surogò suo figlio Rafaelle il quale ocupa il posto di sopraintendente alle Tumulazioni che non si sepelisse un Morto senza la sua presenza, con l’incarico di tener dietro al Registro dell’Archivio, il quale essendo nato la entro, ha fatto una certa pratica masimamente in tante Centinaja di Depositi che vi sono, che lui vi sa dire la posizione ovve e sepolto il tale. E questo Raffaelle nell’Anno 1855 per la strage del Colera ebbe un molto che fare, tutte le Mattine essere presente alla sepoltura di tanti infelici, eppure non li fece niente il contatto di tanti Morti di quella malatia che lui ha goduto una perfetta salute. Sino che campò il Nono sud.o Gio: Btta non vi era bisogno che vi fosse un interprete che sapesse le lingue, perche non era ancora Ampliato, ed’era lui che faceva da dimostratore ai forestieri che prendeva molte mancie che era la sua risorsa oltre la paga del suo Impiego. Ma doppo la Comune pensò di fare un Custode che sapesse le lingue, dandoli la entro un quartiere con la sua paga e fu tolto ai Brasa il tittolo di Custodi dandogli quello come ho detto di Sopraintendente alle Tumulazioni ec.

























